ALL BLACKS3 – 0 per l’Italia (strano ma vero), calcio piazzato per gli All
Blacks, fischi dagli spalti, lo
speaker prega tutti gli 80.018 presenti a San Siro di non fischiare in quanto i fischi non sono contemplati in nessun stadio di rugby. Che enorme lezione !
A parte questa piccola
reminiscenza calciofila il
clima prima, durante e dopo la partita è stato davvero fantastico, una festa a tutti gli effetti. Non è ovviamente mancato lo
spettacolo nello spettacolo, con emozioni e pelle d'oca già
all'inno di Mameli cantato da
Denis Dallan prima che gli ottantamila del
Meazza trattenessero il respiro davanti all'
Haka, la danza aborigena che
da sola ha valso il prezzo del biglietto.
Poi la partita che, dal mio modestissimo punto di vista, è stata una delusione. Sarà stata la visuale leggermente distante del terzo anello, la rete di protezione che impediva di mettere a fuoco anche alla macchina fotografica, la formazione largamente
rimaneggiata degli All
Blacks, ma la partita l'ho trovata bruttina e un
po' noiosa. Mi sono mancata i primi piani televisivi, il poter godere dei particolari, delle espressioni, delle facce. Gli esperti posti dietro di me hanno detto, però, che l’Italia ha ben figurato ed in alcuni momenti (del tutto a mia insaputa) ha giocato persino bene. Non faccio parte del popolo del
rugby per cui penso di dover
imparare molto da questo sport, dai suoi valori e dalla disarmante lealtà. È lo sport ideale per chi ama darsele di santa ragione, senza fare complimenti ma evitando tutti gli inutili e spiacevoli annessi e connessi.
AGRITURISMO
Non avendo pranzato, purtroppo, ci siamo presentati ai blocchi di partenza del ricco e “leggero” menù troppo, troppo carichi. In men che non si dica abbiamo ordinato al
simpaticissimo cameriere, dicendo: “
fai te, portaci più roba che puoi”. Così in un battibaleno hanno fatto la loro apparizione (breve ma intensa)
tre ottimi primi. A seguire
tigelle e gnocco fritto con tutto: affettati,
polpettine, sedie, bocconcini di bollito, intonaco, formaggi vari, mostarda, lardo, marmellata,
nutella, putrelle. Abbiamo dovuto anche ordinare
un pigiama per l’amico A. che, a metà cena, ha fatto un pisolino per poi riprendersi alla grande nel finale.
STRONZATE
Purtroppo o per fortuna, il clima del popolo del
rugby ha resuscitato vecchi istinti infantili e nel post partita, in una stazione di servizio, sono state organizzate squadre per
mischi furibonde,
rimesse laterali con tanto di “ascensore”, placcaggi del terrore, mete con calcio piazzato, mete con azione manovrata. Quindici, venti minuti ad altissima intensità dai quali alcuni ne sono usciti leggermente malconci. Chiaramente sul pulmino non abbiamo parlato per niente di una cosa che comincia con la “F” e finisce con “
iga” e non ci siamo presi per il culo
reciprocamente. Da
segnalare la comunione a base di tigelle offerta ai commensali da "padre sinuoso".
RITORNO
Il viaggio di ritorno è stato tragicomico. Reggere il ritmo delle stronzate all’una e mezza di notte, stanchi, drogati di cibo, qualcuno leggermente “allegro” per i mille nocini, è stata davvero dura. Alcuni non hanno retto è si sono lasciati andare stampandosi
contro i finestrini. Altri hanno resistito a stento alla pressione incalzante delle stronzate inventate e di ricordo, ai cori, alle sirene improvvise di un piccolo megafono, alle prese per il culo.
Come da previsione ci siamo coricati molto tardi, stanchi morti, molto più stupidi, ma molto più felici.