martedì 21 febbraio 2012

Test Dna

Sto mantenendo il peso nonostante faccia poco o nulla di sport. Questo è ottimo, anche perché dimostra che l’educazione alimentare che ho maturato in tanti anni di "leggero sovrappeso" può fare molto. Inoltre circa un anno fa mi sono sottoposto al test del Dna per gli alimenti. Tra qualche anno forse andrà di moda, ma adesso forse pochi sanno esattamente cosa significa. Intanto vi deludo subito: attraverso il test del Dna non si arriva a nessuna ricetta magica per dimagrire!

Ancora una volta, quello che seriamente conta nel dimagrire è una sana costanza nel seguire una educazione alimentare equilibrata e personalizzata, che sia in grado far funzionare al meglio il metabolismo. Come dicono il Dna è il nostro “marchio di fabbrica”. “Siamo unici, in mezzo a tanti simili”. Ad esempio, a seconda del Dna ci sono individui che tendono ad accumulare più grasso rispetto ad altri ed eliminano più velocemente le tossine. Io tendo ad accumulare grasso ed elimino lentamente le tossine.

A cosa serve il test del Dna? La risposta è semplice: serve a capire che macchina abbiamo sotto il culo, se è una 500 o una Ferrari, e questo è fondamentale per trattare al meglio e farla rendere. Sapremo la sua velocità massima, che tipo di carburante mettere, su che terreni andare, quanti km fa con un litro, fino a quanto la possiamo tirare, e così via.

È esattamente la stessa cosa che poi dovremmo fare con la nostra sfera emotiva: dobbiamo conoscerla a fondo, conoscerci il più possibile, essere consapevoli del nostro “marchio di fabbrica emotivo”, per vivere meglio. Conoscendoci meglio possiamo nutrirci meglio con il cibo e con i sentimenti, sapendo che cibo e sentimenti sono molto legati.

Poi vi dico altre tre cose importanti che ho imparato sull'alimentazione (tre stronzate ovvie ma utili):
1) Se non si dimagrisce vuole dire che si mangia troppo o troppo male! Se uno riduce le calorie dimagrisce per forza. È banale, ma per dimagrire non occorrono sforzi titanici, non occorrono alchimie particolari: basta programmarsi e diminuire leggermente (non drasticamente) le calorie ingerite. Per contenere il peso bisogna evitare soprattutto dolci e formaggi, pasta e pane.
2) Bisogna stare attenti a tutti ciò che si mangia, alla qualità, al contenuto, non possiamo permetterci di mangiare in modo distratto. Una merendina contiene le stesse calorie di un piatto di pasta meglio saperlo e scegliere. Oppure un sandwich è troppo veloce da mangiare, ci si ingozza, complica la digestione e non sazia. In più un panino con prosciutto, mozzarella e un velo di maionese ha più calorie di un piatto di pasta al pomodoro.
3) Se è possibile non mischiare mai le proteine perché crea blocchi metabolici. Se mangio il tonno mangio solo tonno. Se mangio la mozzarella mangio solo la mozzarella. Le insalatone vanno bene se non hanno più tipi di proteine mischiate.
Scusate ma oggi mi andava di parlare di cibo….

lunedì 20 febbraio 2012

Stanco, ma domani...

A volte essere stanchi è il modo miglior di essere quando non si può essere altro. E poi oggi non ho la più pallida idea di cosa far fare ai bambini della scuola calcio che in questo periodo sono particolarmente stanchi e malaticci.

Ma domani vado al concerto di Jovanotti e questo pensiero mi rende contento come quando da bambino, alle quattro e mezza del pomeriggio, tornavo a casa dopo aver giocato tutto il giorno a pallone con gli amici.

domenica 19 febbraio 2012

Messaggi


"Mi interessa capire i segreti che legano gli essere umani. In fondo in fondo, sono sempre gli stessi."

"Vivere non significa dire la cosa giusta: vivere significa fallire. Vuol dire lasciare girare il nastro".

"Ogni uomo ha dentro si sé l'intera condizione umana."

"La differenza tra noi due è che io muoio solo".

sabato 18 febbraio 2012

Cosa mi avrebbero potuto dire

Per fortuna stiamo iniziando a vedere la luce. È tornato il sole, la neve si è sciolta e Luca finalmente non ha più la febbre. Mi tocco nel dirlo, si intravede la possibilità che la prossima settimana si torni alla normalità, se poi esiste la normalità. Probabilmente la famiglia, in tutte le sue sfaccettature, è proprio questa alternanza di momenti belli e brutti, come poi è quello che capita anche a chi la famiglia non ce l’ha.

Perché essere sposati e avere famiglia non è sinonimo di maturità e felicità, cioè non è affatto vero che chi non è sposato e non ha figli non è maturo e non è felice e chi è sposato e ha figli lo è. Io ho fatto di tutto per avere la famiglia che ho e il figlio che ho e ne sono molto contento, ma una parte di me, sempre e comunque, avrebbe volentieri camminato anche su altri sentieri.

A volte mi chiedo anche cosa sarebbe potuto succedere o cosa avrebbero potuto dirmi per convincermi a cambiare il corso degli eventi portandomi a non fidanzarmi, a non convivere con mia moglie o a non sposarla, a non imboccare i ripidi percorsi della procreazione assistita e dell'adozione.

Molto probabilmente anche se qualcuno mi avesse avvertito avrei ripercorso gli stessi passi, ma avvertire qualcuno delle buche sul terreno è sempre utile come leggere le recensioni di tripadvisor. Ecco quindi un elenco di dissuasori che, come quelli del traffico, probabilmente non serviranno a nulla:

1. Vi troverete schiacciati tra genitori che invecchiano e figli che crescono con molto, ma molto, meno tempo per voi stessi, e invidierete la libertà e la leggerezza di entrambi, vecchi e giovani, a quel punto la domanda vi nascerà spontanea: “io dove sono?”.

2. Avrete meno tempo, meno energie, meno possibilità per continuare a fare una cosa che bisognerebbe sempre continuare a fare nella vita: “le vostre cose”. Coniugare la famiglia con i vostri interessi, passioni, sogni, con il vostro percorso personale diventerà un’impresa titanica.

4. Vi addormenterete ovunque dopo aver assunto la posizione orizzontale, una volta raggiunta "l’estasi da divano" arriverete a maledire chiunque vi chiami anche solo per una “birretta”.

3. Le coccole a le attenzioni verso di voi saranno ridotte drasticamente, il rapporto di coppia cambierà inevitabilmente. Penserete sicuramente di “farlo troppo poco”, che in futuro il “sesso” debba tornare nella lista dei buoni propositi per il prossimo mese, ma i risultati saranno alquanto altalenanti.

5. Nonostante vi vedrete sempre più vecchi, brutti e stanchi, ve ne fregherete tantissimo degli abiti da indossare, dei capelli messi come la "merda" e di tutto quello che fino a qualche anno fa aveva una certa di importanza sociale.

6. Il ruolo di babbo (o mamma) vi spoglierà di gran parte del vostro "io", ma sarete contenti per ogni minima stronzata il vostro piccoli mostriciattolo sarà in grado di donarvi quotidianamente, al punto da pensare di aver perso ogni tipo di contatto con la realtà (passata).

venerdì 17 febbraio 2012

Ultimamente...

Ultimamente Bene: che Luca tutto sommato sta bene, il libro “Fame di realtà”, andare al concerto di Jovanotti, il bianco della neve mentre cade o appena è caduta, i discorsi di Monti e la scelta di non impelagarsi con le olimpiadi, il Toro in testa alla classifica, non sono ingrassato nonostante non faccia nulla sportivamente parlando, i dolci di carnevale, le giornate più lunghe, la nuova casa di Gianlu e il terzogenito in arrivo, anche la chiesa pagherà la sua parte di Imu, con Gabry stiamo decidendo in concreto se fare o meno il Cammino di Santiago in primavera, vabbuò (non c'è un cazzo da fare, fa ridere), ho finalmente chiarito con alcuni amici, ho creato il mio primo pupazzo di neve della vita, i blitz della finanza, la riva del mare con la neve è una meraviglia, tra poco è primavera, si parla molto meno di elezioni anticipate, l’Nba, fare l’amore non solo a San Valentino, la paternità.

Ultimamente Male: vabbuò, l’eterna malattia di Luca, la gestione della nevicata a Roma, la tirata di culo del comitato olimpico, il festival di San Remo a parte le due solite super fighe (ma non si può dire), il commento post partita di Conte per i rigori negati, il continuo immancabile aumento della benzina, il freddo pungente, le mattonelle scollate in giardino per il ghiaccio, si parla troppo di meteo, hanno tutti l’influenza, i coriandoli e i vestiti di carnevale, il casino per i blitz della finanza, pur avendo chiarito con alcuni amici non siamo tornati alla sintonia di prima, non sono bravo a fare i pupazzi di neve e monto le catene modo mio, le strade ghiacciate, la politica e la Lega in particolare, tutti parliamo di tutto senza l’adeguata preparazione, la gestione della crisi greca, il processo Mills, i regali di San Valentino, da qualche tempo che non stampo le foto.

giovedì 16 febbraio 2012

"I rimpianti del morente"

Nei giorni scorsi Michela Murgia (sul suo blog che consiglio a tutti) ha pubblicato un bel post che è la libera traduzione di un articolo uscito sul Guardian, col titolo: “Top five regrets of the dying”. Riguarda una piccola raccolta dei maggiori rimpianti che i morenti manifestano sulle proprie esistenze trascorse. Li ha raccolti in un libro Bronnie Ware, infermiera di un reparto di cure palliative. Ecco “i cinque principali rimpianti del morente”, per imparare dalla loro consapevolezze:

"1. Avrei voluto avere il coraggio di vivere la vita che volevo, non quella che gli altri si aspettavano che vivessi. Questo è il più comune rimpianto per tutti. Quando le persone si rendono conto che la loro vita è quasi finita e guardano al passato con maggiore chiarezza, è facile che vedano quanti dei loro sogni non si sono realizzati. Molte persone non hanno onorato neanche la metà dei desideri che avevano e devono morire sapendo che questo è dipeso dalle scelte che hanno fatto o non fatto. La salute offre una libertà di cui pochissimi si rendono conto, finché non la perdono.

2. Avrei voluto lavorare meno duramente. Questo rimpianto appartiene soprattutto ai pazienti maschi di cui mi sono presa cura. A causa dell'eccesso di lavoro hanno perso l'infanzia dei figli e goduto poco della compagnia dei partner. Qualche donna a volte parla di questo rammarico, ma come spesso capitava nelle generazioni precedenti, molte di loro non erano capifamiglia su cui si reggeva l'economia familiare. Tutti gli uomini di cui mi sono presa cura rimpiangevano profondamente di aver speso così tanto tempo delle loro vite lavorando come criceti nella ruota.

3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti. Molte persone soffocano quello che sentono per amor di pace, per evitare conflitti. Il risultato è che vivono un'esistenza fatta di mediocrità e non diventano mai quello che avrebbero potuto essere davvero. Tanti di loro sviluppano relazioni malate a causa dell'amarezza e del risentimento che si portano appresso.

4. Vorrei essere rimasto in contatto con i miei amici. Spesso queste persone non realizzavano veramente il vantaggio di avere un vecchio amico fino a quando non giungevano alle loro ultime settimane di vite e non era più possibile rintracciarne qualcuno. Molti si sono fatti prendere così tanto dalle loro vite da lasciar perdere amicizie preziose lungo gli anni. È un profondo rimpianto quello di non aver dedicato agli amici il tempo che si meritavano. Tutti hanno nostalgia di un amico vero quando stanno morendo.

5. Avrei voluto permettere a me stesso di essere felice. Questo è un rimpianto sorprendentemente comune. Molte persone non si rendono conto fino alla fine che la felicità è una scelta. Si adagiano dentro a vecchi schemi e abitudini finché il cosiddetto comfort del quotidiano sommerge le loro emozioni e anche le loro vite fisiche. La paura del cambiamento fa sì che spesso finiscano per fingere con sé stessi e con gli altri che tutto questo basti, che sia sufficiente; ma nel profondo continuano a desiderare una risata vera e un'ultima sciocchezza da fare ancora nella vita." 

mercoledì 15 febbraio 2012

Baci ogni sei/otto ore

In un periodo in cui vorrei essere baciato e abbracciato ogni sei/otto ore, ho trascorso un San Valentino davvero particolare. Ci siamo intrattenuti col piccolo accompagnato da febbre a 39° e vomito ricorrente, poi abbiamo pazientato e faticato per fargli ingurgitare qualcosa che permettesse l'assunzione della sacra dose di antibiotico che ci dovrebbe condurre fuori dal tunnel, infine abbiamo cenato in trenta secondo a base di castagnole assortite. Del resto la festa degli innamorati è una convenzione sociale che può essere tranquillamente posticipata come il promemoria del cellulare.

Andando in farmacia ho fatto un giro in bici per rendermi conto se in città solo la mia via fosse ancora piena di neve e ho potuto verificare che non è la sola. Allo stesso modo, ho telefonicamente verificato che in parecchie famiglie l’influenza mista a freddo e neve sta creando effetti a catena devastanti.

Al ritorno mi è venuto in mente che non sono riuscito a montare le catene come riportato nell’apposito libretto delle istruzioni plastificato. Le ho montate tre o quattro volte, ma sempre come mi pareva a me, senza seguire punto per punto il foglietto plastificato e questo mi ha fatto moderatamente incazzare.

Prima di addormentarmi ho pensato che quando dico che sono stato un bimbo particolarmente insicuro e timido quasi nessuno mi crede davvero, forse perché lo dico con tono troppo tranquillo. Prima di spegnermi ho concluso che è comunque positivo perché sta a dimostrare il percorso di emancipazione che ho fatto, senza poter contare su tutti i  "tachipirinici" baci e abbracci che avrei desiderato.

martedì 14 febbraio 2012

Di luce propria

Ho sempre trovato triste, assolutamente mediocre, la voglia di qualcuno di spiccare perché intorno c’è il buoi. Troppo facile, dài. Vuoi mettere la soddisfazione di brillare di luce propria tra altre luci altrettanto brillanti? Misurasi con il meglio, "l’eccezione che nutre altre eccezioni". Questo è molto più appassionante.

"E' una verità. Lo si può appurare quotidianamente. E' energia. E' una formula chimica. Non vi è contagio più proficuo che quello da entusiasmo. Dato da persone illuminate. Da grandi pensieri. Da progetti prestigiosi fondamenta. E' come l'accensione di un interruttore. E la luce si diffonde in tutta la stanza. Tra tutti i presenti".

lunedì 13 febbraio 2012

Bloccato

Quindi, Luca sta male per l’ennesima volta. Neve, invaginazione, neve, malattia, mi sento bloccato da diversi giorni. Ieri mattina ho sofferto parecchio, poi è andata migliorando in modo inatteso. Oggi mi gioco un’altro giorno di ferie per portarlo dal pediatra e stare con lui visto che la mamma non può più saltare il lavoro. Oltre alla preoccupazione, di cui non vi sto neanche a dire, mi sento bloccato.

Le situazioni nelle quali non si può fare nulla sono dure per molti, ma per me lo sono in modo esponenziale. Sono molto più tremende per chi è abituato a sentirsi in qualche modo libero perché abituato a muoversi, a fare diverse cose oltre allo stare in casa.

È dura accettare di doversi fermare per chi non è abituato a farlo. Adesso è il momento di giocare in difesa, non si tratta di espandere la vita ma di proteggerla a livello "basico" a partire dalla salute di Luca. Cerco di limitare i danni, lotto per tornare alla normalità.

domenica 12 febbraio 2012

Emergenze continue

Il problema di questo paese sembra proprio questo: si va avanti ad emergenze continue, una dietro l’altra. Ci si sta abituando a vivere in una eterna emergenza senza poter programmare niente e medio lungo termine. Ormai ci siamo abituati e affezionati a questo modo di ragionare. La società lo impone, il ritmo frenetici di tutto lo impone, ma non può funzionare.

Può avere senso per brevi periodi e soltanto come reazione, come accadde per ogni cosa nei momenti di difficoltà. Subito dopo bisogna ripartire con una visione più equilibrata, lucida, meno isterica sul presente e sul futuro. Va ripristinata l’idea che le cose migliori sono quelle che si costruiscono, giorno dopo giorno, nella assoluta normalità. Le crisi sono una opportunità, ma guai a vivere solo di crisi si perde il filo conduttore, si perde l’idea normalità come modo sereno di vivere.

Tutto questo per dire che Luca ha trentanove di febbre, l'emergenza continua...

sabato 11 febbraio 2012

Pillole

Nevica
Nevica ancora, tanto per cambiare. Durante la notte saranno caduti vento, trenta centimetri di neve. Uscendo all'alba  con la Cruma ho visto un paesaggio da foto, ma non lo apprezzo neanche più. La mia parte adulta prevale, mi sono rotto i coglioni di spalare la neve, di montare le catene, di vedere in tv solo parlare di emergenza neve e soprattutto di sentire sempre e solo parlare di meteo e di previsioni (ma anche le foto della neve mi hanno già un po’ rotto).
Il peggio è che passata questa emergenza neve, ci attendono l’emergenza danni e costi per la neve e l’emergenza fiumi che si ingrosseranno troppo a causa della neve. Che voglio periodi normali.
Capire
Ultimamente è evidente che mi manca qualcuno che mi capisca bene. Probabilmente è la controreazione allo sforzo per capire gli altri o la conseguenza del fatto che neppure io mi capisco bene.
Due idee
Il banco di prova per un’intelligenza superiore è la capacità di sostenere simultaneamente due idee contrapposte, e non perdere la capacità di funzionare. Ho sempre detestato quella virgola superflua che spezza il famoso aforisma di Fitzgerald: sta lì a insinuare l’impossibilità di sostenere due idee contrapposte simultaneamente e non perdere la capacità di eccetera”.
Vita interiore
Ogni tanto le vita interiore e i pensieri che mi guidano diventano pesanti, mi stufano, sono una palla. L’unica soluzione è affidarsi ad un "governo tecnico" fondato sui pensieri semplici. I soliti cari, vecchi pensieri semplici.
Mari e Monti
Oggi mi è venuta voglia di ragazze in costume, di scorgere le prime rotondità, del picco ormonale primaverile, della sabbia sotto i piedi. Avrei anche voglia di sapere in anticipo se Monti è il più grande politico degli ultimi trent’anni nel nostro paese o è solo un banchiere al servizio dei poteri forti.

venerdì 10 febbraio 2012

Col senno di poi

Ieri il pediatra, solitamente freddo e distaccato, cambiando sguardo e intonazione, ci ha confermato che l’abbiamo scampata bella. Inoltre ha ribadito che il rischio di recidiva esiste e dobbiamo stare in allerta anche se di prevenzione non se ne parla. Nonostante siamo molto contenti, la tensione rimane alta.

Quando vivi una esperienza molto forte come quella che abbiamo vissuto con Luca in questi giorni, è fisiologico subire un certo contraccolpo in termini fisici e psicologici. Tutto bene quel che finisce bene, ma le conseguenze si sentono. È come essere scampati ad una alluvione e osservi allibito la “tacca” del livello dell’acqua.

Adesso sto mettendo in fila una marea di sensazioni che mi hanno toccato in grande profondità. Dalla paura del peggio ai gesti di affetto di tanti. Faccio i conti con una "serena malinconia" frutto del senno di poi.

C’è un inspiegabile collegamento tra tante cose che capitano nella vita di cui, certamente e magicamente, è facile accorgersi solo col senno di poi, solo quando ci si guarda indietro. Nonostante ormai li conosca, questi collegamenti mi sorprendono sempre. Molti si possono prevedere, ma osservarli nel “dopo” stupisce comunque.

giovedì 9 febbraio 2012

Invaginazione colica

Invaginazione colica, a pronunciarlo suscita simpatia (tutto quello che contiene, ingloba, ricorda, la vagina suscita simpatia), ma a noi ha fatto prendere davvero un enorme spaghetto. Mi spiego: domenica notte Luca lamenta forti coliche che ci fanno pensare ad una appendicite, ma lunedì il pediatra, dopo una accurata visita, la esclude.

Martedì i dolori aumentano e inizio a preoccuparmi molto. Volente o nolente ho maneggiato “parecchia malattia” per cui mi scatta una sorta di allarme rosso. Di mia iniziativa, prenoto una ecografia, passo dal pediatra che avvalla la mia scelta, facciamo l’eco al termine della quale il dottore ci invita ad andare immediatamente in pronto soccorso pediatrico per una invaginazione colica che deve essere trattata con un clisma opaco (un clistere enorme con liquido di contrasto spinto a pressione) o in alternativa con un intervento chirurgico.

Non la tiro per le lunghe, per fortuna il clisma opaco sembra abbia funzionato e l’intestino di Luca, per il momento (c’è sempre la possibilità di recidiva), ha ripreso a funzionare normalmente. Per fortuna lo abbiamo preso in tempo, le conseguenze potevano essere molto peggiori. Rimane la paura, lo stress, e l’enorme tensione emotiva di una giornata infinita.

Luca ha pianto cinque ore di seguito, senza mai smettere, mentre per mezzora hanno "giocato a freccette" con le sue vene per trovare quella giusta, mentre lo hanno monitorato con quattro ecografie, mentre lo hanno tenuto fermo in due durante la manovra di sblocco. Un delirio.

La cosa più terribile è stata incrociare i suoi occhi mentre ci supplicava di portarlo a casa. Vedere tuo figlio soffrire è davvero uno strazio. Per fortuna l’istinto di sopravvivenza prevale, trovi energie che pensavi di non avere. Capisci anche quanto è importante esserci. Nella notte siamo rimasti tutte e due, perché lui ci voleva sempre tutti e due. “Ci siamo tutti” ha ripetuto mille volte, “ci siamo tutti”.

mercoledì 8 febbraio 2012

Donarsi

"Amare non vuol dire impossessarsi di un altro per arricchire se stesso, bensì donarsi ad un altro per arricchirlo" (M.  Quoist)

martedì 7 febbraio 2012

Vertigine della mancanza

Nevica, nevica e poi ancora nevica. Guardi il cielo e sembra non ne voglia sapere di smettere. Ok, ci siamo divertiti, i bambini hanno giocato a tirarsi la neve in tutti i modi, hanno fatto i pupazzi, sono andati su e giù con gli slittini, adesso potrebbe anche bastare. Invece no, il cielo non ne vuol sapere, non è pago, sembra ancora insoddisfatto come se si dovesse cavare la voglia dopo tanto tempo.

Guardando il cielo mentre spalavo per l’ennesima volta il vialetto, ho pensato che anche io sono spesso insoddisfatto. O meglio, non riesco ad essere mai del tutto contento perché sono sempre più o meno insoddisfatto. Allora ho pensato che forse sono contento perché sono insoddisfatto. Cioè, una mia fonte di contentezza sta nel fatto avere costantemente un desiderio, qualcosa da finire, qualcosa che potrei fare o che non ho ancora fatto. E questo mi da una strana “apertura sul futuro”, mi carica di energie, ma mi crea anche enormi problemi.

Il mio modo di essere contento passa anche per la mancanza di soddisfazione piena, per la “vertigine di questa mancanza”, per la vitalità che questa mancanza mi crea che si fonde col malessere. Non riesco a capire bene questo stato d'animo, ma so di essere vivo. Può essere che sia un modo particolare, strano e "castrante" di essere felice. Se devo guardare qualcosa della mia vita, che ha carattere permanente, è questa mancanza di appagamento totale, salvo rare e sporadiche eccezioni.

lunedì 6 febbraio 2012

Prima o poi smetto

Prima o poi smetto di citare, tranquilli. Ma la dura vita da spalatore mi invoglia a farlo.

"La vita è fatta di rarissimo momenti di grande intensità e innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini non conoscendo i momenti magici finisce per vivere solo gli intervalli".
Nietzsche.

Il vuoto
"Hai l'abitudine di accumulare oggetti inutili, credendo che un giorno, chi sa quando, ne avrai bisogno? Hai l'abitudine di accumulare danaro, solo per non spenderlo, perché pensi che nel futuro potrà mancarti? Hai l'abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici ed altre cose della casa che già non usi da molto tempo?
E dentro di te?
Hai l'abitudine di conservare rimproveri, risentimenti, tristezze, paure ed altro? Non farlo!
E' necessario che lasci uno spazio, un vuoto, affinché cose nuove arrivino nella tua vita.
E' necessario che ti disfi di tutte le cose inutili che sono in te e nella tua vita, affinché la prosperità arrivi.
La forza di questo vuoto è quello che assorbirà ed attrarrà tutto quello che desideri.
Finché stai, materialmente o emozionalmente, caricando sentimenti vecchi ed inutili, non avrai spazio per nuove opportunità.
I beni devono circolare. Pulisci i cassetti, gli armadi, la stanza, gli arnesi, il garage... da quello che non usi più. Non sono gli oggetti conservati quelli che stagnano la tua vita... bensì il significato dell'atteggiamento di conservare...
Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza... si crede che domani potrà mancare, e che non avrai maniera di coprire quella necessità.
Con quest'idea, stai inviando due messaggi al tuo cervello e alla tua vita: che non ti fidi del domani e che pensi che il nuovo e il migliore non sono per te, per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie ed inutili.
Disfati di quello che ha perso già colore e lucentezza.
Lascia entrare il nuovo in casa tua e dentro te stesso..."
Joseph Newton

domenica 5 febbraio 2012

Con l'intero corpo

Mi capita di guardare la mia cagnona e la vedo che mangia, dorme, gioca e lo fa con l’intero corpo. Non ha rigidità, è totalmente coinvolta e coerente con quello che fa. La invidio un po' per questo. Io invece, sono quasi sempre diviso, raramente sono totalmente presente nel "qui e ora". Se spingo l’interruttore della luce lo faccio col dito e la mente è da un’altra parte. Se guardo la tv non lo faccio impiegando solo una funzione specifica.

sabato 4 febbraio 2012

Mentre aspetti

"Mentre aspetti di essere trovato, cerca."

"Diceva mio nonno: i giovani dicono quello che fanno, i vecchi dicono quello che hanno fatto, gli stolti dicono quello che vorrebbero fare."

"Se sei debole hai dei problemi, se sei forte hai delle soluzioni".

"Solamente quando gli estremi si toccano mi toccano".

"Sono inutili le spiegazioni: i tuoi amici ti capiscono, i tuoi nemici non ti credono".

"Se il tuo cuore è così stretto, cosa ti serve un mondo così grande?"

"Più importante di quello che ti succede è quello che fai con quello che ti succede".

"Grazie per leggermi e commentarmi, l'unico potere che desidero è essere utile".

Alejandro Jodorowsky

L'estate è dietro l'angolo

Oggi niente lavoro, nevica ancora di brutto e non ne ho proprio voglia di farmi cinquanta chilometri con le strade ghiacciate. Mi godo uno dei miei preziosissimi (e sempre pochissimi) giorni di ferie a casa con la famiglia. Del resto la neve è bella perché impedisce di seguire il ritmo solito delle giornate, e allo stesso tempo la neve è odiosa perché impedisce di seguire il ritmo solito delle giornate.

La neve divide tra chi la vede con gli occhi di un bambino e chi con gli occhi da adulto, tra chi si gode la magia dei fiocchi bianchi, delle palate, dei pupazzi e chi pensa ai pericoli, alle difficoltà, ai casini. Ovviamente, Luca ha un entusiasmo per la neve fuori dal comune, confermato dalle maestra dell’asilo che, bontà loro, ieri li hanno fatti giocare in giardino.

Pieno inverno. L’estate sembra lontana come non mai, ma in realtà è appena dietro l’angolo. Più in generale si respira nell’aria quella sensazione, da paesaggio irreale, mista tra qualcosa di meraviglioso che stacca dalla realtà quotidiana e qualcosa di orribile che mette un'altro carico supplementare di ansie oltre alla crisi economica, allo spread, alla paura di perdere il poco-tanto che abbiamo. Intanto l'estate è dietro l'angolo.

venerdì 3 febbraio 2012

Protetto da chi mi vuol bene

"Io credo nelle benedizioni. Il potere di benedire gli altri non ce l'hanno solo quelli "accreditati", è una cosa che hanno tutte le persone, e può avvenire anche a distanza, attraverso una frase, un libro, una canzone, un pensiero, un lavoro fatto bene.

Non mi sento protetto dal denaro, dalle cose, dalle idee, dalle organizzazioni, dal rispetto, mi sento protetto da chi mi vuole bene. Viva Tutto!"

giovedì 2 febbraio 2012

Pillole

Saremo noi stessi
“Veniamo da noi stessi, andiamo verso noi stessi. Anche se la famiglia e la società cercano di impedircelo, saremo noi stessi”.
Stagionepatico
Nevica! Non si fa altro che parlare di meteo, previsioni, freddo. Io non sono metereopatico, col tempo sono diventato stagionepatico, ma è un’altra cosa. Cerco di star bene nel bello e nel cattivo tempo! E anche in quello così così.
Politica
Altri scandali in politica, adesso è il momento della Margherita. Per alcune cose la politica è cambiata in modo repentino dal giorno successivo alle dimissioni di Berlusconi. Per altre, no. Sembra che tutto sia rimasto uguale. Stessa cosa nel “sentimento” della gente comune rispetto alla politica. Per alcune cose siamo maturati un casino, per altre siamo rimasti all’astio e alla lotta tra squadre.
Insetti delle derrate
Abbiamo fatto analizzare i fastidiosi animaletti che gironzolano per casa (ma non siamo i soli ad averli) e, il gentilissimo biologo dell’azienda che si occupa del verde pubblico, ci ha comunicato che si tratta di insetti delle derrate alimentari, molto presenti nelle farine e nella pasta, specie se biologica (probabilmente si tratta di Dermeste dei cereali). La cosa positiva è che non creano assolutamente danni alla salute e che non si attaccano ai tessuti. Ma la lotta continua, la caccia ai sopravissuti è senza tregua.
Novità
L’adrenalina che una cosa nuova stia capitando proprio a me spesso è più bella della paura che quella cosa nuova stia capitando proprio a me.

mercoledì 1 febbraio 2012

Saggi vs Romanzi

Ormai l’ho detto in tutte le salse: non amo leggere romanzi. È un mio limite, è un blocco che spero di superare, che sicuramente supererò, ma al momento non amo leggere i romanzi. O meglio, mi piacciono i romanzi che non sembrano romanzi, il ché è tutto dire. Oggi provo ad approfondire.

Per prima cosa, trovo che “tutte le cose migliori sono quelle vere”. Il mondo esiste già e offre infiniti spunti, perché ricrearlo artificiosamente? Per non dire che ormai mi sembra che i romanzieri non sanno più cosa inventarsi per rendere originali i loro personaggi inventati. Ma questo non è un dramma perché vuol solo dire che ci sono romanzi non belli, come ci sono saggi non belli.

Il vantaggio di un romanzo è che ci si può perdere nella pura bellezza della scrittura. Ci si può calare nel godimento di frasi scritte in modo meraviglioso, così come un architetto progetta case meravigliose. Nel saggio, però, si può essere più “puri”, nel senso di eliminare il superfluo o la piattezza, e anche questo è molto piacevole.

Da lettore preferisco il racconto della verità. Anche se parlare di verità quando si scrive della propria vita o della vita degli altri, apre un mondo nel mondo. La visione è sempre parziale e deformata (ormai lo sanno tutti). Io che racconto la mia vita, sono inevitabilmente bugiardo, parziale, limitato. La memoria ha una funzione che distorce la realtà sempre e comunque. Di più: ciascuno di noi quando è narratore di se stesso modifica a proprio piacimento la realtà. Nulla di quello che crediamo di aver vissuto è avvenuto nel modo in cui lo ricordiamo perché nel momento stesso in cui lo ricordiamo, lo romanziamo.

martedì 31 gennaio 2012

"Fame di realtà"

Quando cito non mi piace indicare la fonte perché distrae dal contenuto. Se in fondo ad un testo memorabile metto un nome e quel nome, per mille ragioni, non piace, quelle parole perdono gran parte del loro valore. Anche la citazione più bella rischia di diventare una stronzata se l’autore non è credibile agli occhi del lettore. Per questo non mi piace indicare la fonte nelle citazioni: il contenuto potrebbe passare inesorabilmente in secondo piano. E questo fa incazzare i puristi e i “precisini” delle citazioni, che non riflettono mai abbastanza sul rischio che corrono.

Questo per dire che ho trovato uno scrittore che la pensa esattamente come me. David Shields ha pubblicato un saggio (e già questo la dice lunga), “Fame di realtà”, che è una raccolta di frasi estrapolate da testi, interviste, film o semplicemente dalla memoria dell'autore. Idee sentite e inconsapevolmente registrate e rielaborate senza per forza citarne la fonte (che comunque mette alla fine del libro anche se Shields consiglia di strappare le pagine finali, e di godersi il testo senza voler dare a ciascuno il suo).

Il concetto di base è che "non conta dove prendi le parole, conta dove le porti queste parole". Nel momento in cui le hai capite, scritte o riscritte diventano tue. Poco importa da chi quelle idee sono partite. Diventano tue perché adesso ci sono tue emozioni legate a quelle parole. E poi "tutta la conoscenza è di seconda mano”, anche quelle dello scrittore più abile e più preparato.

Questo discorso poi vale anche come premessa per spiegare la mia eterna ritrosia nei confronti dei romanzi, cioè dell’invenzione per descrivere, spiegare, far riflettere. Ma questa è un’altra cosa di cui scriverò domani, tanto ho tempo. Oggi mi metterò alla ricerca di questo libro, la cui premessa mi ha già entusiasmato.

lunedì 30 gennaio 2012

Invidia dell'acaro

Questo è stato un weekend all’insegna dell'invasione degli acari. Abbiamo scoperto di essere invasi da una colonia di acari. Cuscini, dispense, cassetti, vetrinette, mobiletti, pavimento, tappeti, e ogni altro tipo di arredo è stato passato minuziosamente al setaccio.

Vaporella, aspirapolvere, straccio, vaporella, aspirapolvere, straccio, è stato un continuo. Oggi il piccolo mostro infestatore verrà anche analizzato per capirne la provenienza e definire un attacco molto più mirato e potente. Fino ad ora i risultati sono incoraggianti, ma non possiamo dire di averla avuta vinta. Ogni tanto ne compare uno nel posto più impensato. Ed è questo che uccide la serenità famigliare.

Per due giorni interi mia moglie non si è mai mossa di casa. Per due giorni ha avuto occhi solo per gli acari, passando da uno stato di depressione nera per i continui ritrovamenti, ad un entusiasmo mai visto nel momento in cui ha individuato il covo da cui sembra sia partito tutto. Ovviamente sullo sfondo c’è la paura profonda delle donne per l’insetto, ed è questo che crea il comprensibile e totale panico.

Ma, non mi vergogno di dirlo, domenica pomeriggio, dopo un giorno e mezzo di dedizione totale all’acaro, ho provato invidia per l’acaro. Tu pensa essere così importante per mia moglie come lo sono stati gli acari?! Tu pensa cosa sarebbe il ricevere così tante attenzioni per due giorni interi?! Tu pensa se tutti mi trattassero con la stessa minuziosa attenzione!? Lo so che l’acaro poi viene ucciso, ma intanto avrei vissuto intere giornate al centro del mondo!

È difficile da spiegare l’invidia per l’acaro. Non è una debolezza. Forse è solo quando accetti i pro e contro della vita familiare che smetti di vergognarti di provare invidia per l'acaro. E' solo a quel punto che cominci sul serio a guardare avanti.

domenica 29 gennaio 2012

Pillole

Perdere l’ascella
Ultimamente, facilmente e prematuramente, “perdo l’ascella”. Traduco: puzzo più del solito, prima del solito. In parte è imputabile all’intimo tecnico che indosso per non dover indossare giubbotti troppo ingombranti, che detesto. In parte è dovuto all’alto volume di pensieri che sembra trovare sfogo nel sudore ascellare. Del resto tutto ciò che si produce trova la sua strada, come il fiume trova il mare.
Incontro con Lorenzo
Ho deciso! Vado al concerto di Jovannotti! Glielo devo, lo voglio fare, ci dobbiamo incontrare più da vicino. Quest’estate ho visto il concerto di Fabi, ed è giunta l’ora di partecipare anche a quello di Jovanotti. Da anni sono la mia colonna sonora. Siamo quasi coetanei tutti e tre, mi accompagnano nella crescita e nel cambiamento. Sento di volergli bene, quindi è giusto andarli a trovare di persone.
Finire e ricominciare
Ho sempre la sensazione di non riuscire mai a fare delle cose fino in fondo e di finire per farne sempre di nuove.
Blogcensimento
Ma quanti anni ha Bruno? E cosa fa Alberto di lavoro? Manuela è sposata e dove vive? E dove vive, quanti anni ha e quanti figli ha Mari?... Oggi avrei una gran voglia di vedervi di persona, di fare il censimento del blog. Oggi vedo i grossi limiti dei rapporti virtuali.
Twitter
Da qualche settimana sono anche su Twitter. Non scrivo nulla come non scrivo nulla su Facebook. A prima vista mi trovo molto più a mio agio rispetto a Fb. Niente di stravolgente, ma decisamente meglio, mi sembra meno incasinato il tutto. Per il momento casa mia rimane sempre questa, e per il momento mi basta e avanza.

P.S. Ho scritto “tre pillole” in una settimana in onore ad una precisa ed entusiasta richiesta di Gianlu. Anche perché le statistiche (che seguo anche se non mi condizionano più di tanto) parlano chiaro: “pillole” non piace.

sabato 28 gennaio 2012

"Produrre contentezza"

Quando si è giovani trovare punti di contatto è molto più facile: sport, passioni, hobby, interessi, uscite, disco, biretta, ragazze, play station, cazzeggio. Quando si cresce e le energie sono meno, il tempo è meno, le possibilità sono meno, le alternative si riducono, le cose si complicano. Non per questo sono meno belle, anzi, sono solo più complicate.

In molti mi dicono che ho fretta, che non do tempo, che tendo ad essere impaziente. Ma è come se, col tempo, il mio tempo sia diventato più pesante. I giorni sono diventati più preziosi, le ore più preziose, i minuti più preziosi. Cerco di star bene, di far star bene. Provo a godere al massimo di ciò che ho, ma allo stesso tempo mi piace conoscere anche altro. Forse cerco troppo, ma questo mi rende contento. “Produrre contentezza”, forse è diventato il mio scopo della vita.

Uno dei pochi meriti che mi riconosco è che ho le idee abbastanza chiare su cosa mi rende più contento. L’unico vera qualità che mi riconosco è di avere costanza nel perseguire e difendere tutto ciò che penso mi possa rendere più contento. Anche se è complicato raggiungerlo e tenerlo insieme al resto.

venerdì 27 gennaio 2012

Pillole

Dietro le quinte
Ho allargato lo spazio centrale dedicato al post, tendo a non usare più il rosso per evidenziare alcune frasi o parole, ma non è detto che non riprenda a farlo; è un po’ che non aggiungo foto e non cambio le frasi da ricordare; i riferimenti per le etichette dei post sono troppi, spesso troppo simili, eccessivi, ma ormai ho iniziato così e non ho voglia di cambiare tutto; sempre più di frequente mi viene la voglia di cambiare design ma non voglio perdere lo spazio dedicato a Gianlu; ogni foto, in un modo o nell’altro, la scelgo in relazione al testo, anche se mi dicono non sempre è chiara la relazione; ho perso il blog di Jumpy, è disperso, non ne ho più notizie, ma continuo le ricerche.
Salvataggio
Non mi hanno mai allettato molto le crociere. Adesso ancor meno, anche se è adesso che sarebbero davvero sicure. Dal giorno della tragedia penso a come potrei reagire in un caso del genere. In particolare penso a come organizzarmi per portare in salvo Luca a nuoto: dorso? Stile? Con e senza salvagente? Cosa dire? Come tenerlo? …ognuno ha le sue ossessioni.
Politica
Il conformismo dell’anticonformismo inizia a stancarmi più del conformismo. Dico questo perché, di recente, alcune reazioni, commenti, espressioni del MV5S mi sono parse troppo poco costruttive, troppo incentrate sulla voglia di lotta a tutti i costi. Non che non sia giusto criticare, ma bisogna prendere anche atto che i cambiamenti avvengono per passi lenti e successivi. In altre parole se non si è fatto un cazzo per vent’anni è difficile aspettarsi tutto in pochi mesi.
Se la Lega, alle prossime elezioni, a cui si sta preparando da settimane, prendesse una sonora batosta non mi dispiacerebbe affatto.
Tutto passa
Per fortuna non si parla quasi più di Renzi e si parla molto meno di Spread e di Berlusconi. Il Calcioscommesse ha fatto la sua rapida e fugace apparizione, toccando molto poco l’intoccabile serie A. Tra qualche settimana Schettino, la nave appoggiata su un fianco e i morti per la sua deficienza (oltre ad una foto sulla riva del Giglio) saranno nelle mani di un qualche produttore che ne farà un film o una serie tv a puntate. Non escluso che si pensi di tenere la Concordia dov'è per motivi turistici.
Specchio
Questo è il periodo dell’anno in cui, quando mi imbatto nello specchio, mi vedo decisamente male. Grigio, invecchiato, rugoso, proprio bruttino. Anche per questo l’estate è più bella.

giovedì 26 gennaio 2012

Quantità e Qualità

Luca ha già la sua piccola libreria formata da fiabe, storie, libri interattivi. In diversi di questi il padre non è contemplato, la mamma e il figlio sembrano i soli veri grandi protagonisti. È capitato diverse volte che, mentre leggiamo insieme, Luca mi chieda: “ma dov’è il suo babbo?”. Questa cosa mi fa molto piacere perché mi da l'idea che mi veda molto presente nel suo quotidiano.

In effetti cerco di essere molto presente, il più possibile. Sono convinto che per avere una buona qualità dei rapporti, di qualsiasi tipo, sia necessaria una buona dose di quantità. Ovviamente esistono delle sacrosante eccezioni, ma se ti frequenti poco è più difficile che ci sia della gran qualità. Mi sembra molto semplice: più tempo passi con qualcuno e più è probabile che nasca qualcosa di bello. La quantità del tempo insieme condiziona pesantemente la qualità del tempo insieme.

Chi sostiene a spada tratta “meglio la qualità che la quantità”, parte dal presupposto di essere una “gran persona”. Si perché, in genere è assolutamente vero che è meglio un’ora con una “gran persona” piuttosto che un intero giorno con un cretino. Ma chi lo dice che tu sei una gran persona e che ti basta mezzora? E se fossi il cretino che deve puntare tutto sulla quantità? Aldilà di queste provocazioni se trascorri un intero giorno insieme è molto più probabile che ne esca della qualità rispetto a quanto ne può uscire in un’ora sola.

mercoledì 25 gennaio 2012

Dare il meglio

"Se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato”. Per questa frase pronunciata dal viceministro Martone si è scatenato il finimondo di commenti e polemiche. Quindi mi sento libero di aggiungermi al coro. Parlare in generale è troppo semplice, ma io penso che si debba dare il meglio di sé. Con gli strumenti che hai, le capacità che hai, è giusto cercare di dare il meglio.

Per anni ho studiato e lavorato, per poi decidere di dedicarmi solo al raggiungimento della famigerato pezzo di carta. Mi sono laureato con due anni di ritardo, ma se non avessi lavorato mi sarei perso tante esperienze sul campo che mi hanno formato più di tanti esami complicatissimi di cui non ho mai capito il senso.

Se un lavoro lo fai al risparmio, non ti sembra di tradire te stesso? Ok, ci sta che sia un lavoro poco piacevole e che non ti serva che a sopravvivere, ma se ci si allena a non dare il meglio di sé, si finisce per adottare il tristissimo "sano realismo" o “tanto non ne vale la pena” come intero filo conduttore.

In un rapporto, se ti ritrovi solo a dire che hai bisogno dei tuoi spazi o smetti di parlare, se non ti impegni per mantenerlo vivo a costo di litigare, forse stai sbagliando qualcosa. Non perché in un matrimonio ci si debba annullare o non si possa “farsi anche un po’ i propri”, ma al contrario perché è quando ti impegni molto per qualcosa che ti senti meglio e esalti la tua unicità.

Se un bambino lo fai per poi non passarci il tempo e affidare la sua crescita solo ad altri, mi dici cosa lo hai fatto a fare? Non perché lo si debba mettere al centro di tutto immolandoti per lui, ma perché non c'è realizzazione di sé più grande che crescere chi speri sarà meglio di te.

Alla fine, a dare sempre tutto di sé non si sbaglia mai, neanche quando accade di cadere, di farsi male e di perdere. "Accendere grandi fuochi e alimentarli, a costo di bruciarsi".

martedì 24 gennaio 2012

Diversamente complessi

Luca affronta la sua quarta influenza da inizio inverno, ci attende un’altra settimana complicata nella quale dovremo gestire, tra le quattro mura, uno dei pochi bambini che quando sta male si eccita più del normale e dorme meno del solito. Questa sera, però, andrò a cena nella nuova casa "allargata" di Gianlu dove già si respira aria di terzogenito. Come di consueto parleremo di cose complesse e astratte intervallate da parentesi ultrapragmatiche.

Sempre oggi ho una riunione di lavoro durante la quale devo cercare, con calma, di convincere alcuni "capi" che per dare risposte complesse a domande complesse è necessario lavorare insieme cercando di superare inutili steccati che, oltre ad essere improduttivi nel medio lungo termine, sono anche particolarmente tristi perché riducono ogni tipo di senso di appartenenza e di slancio vitale. È due giorni che penso a cosa dire. Vorrei essere preparato, determinato nell’esporre il mio pensiero, ma allo stesso rimanere “aperto” all’idea dell’altro senza particolari preconcetti personali. Vedremo.

Come dico sempre a mia mamma la vita è diventata più complessa, non più facile o più difficile, ma più complessa perché sono aumentate le variabili dentro di noi e fuori di noi. Accettare e gestire questa complessità è complicato. Ma a quello che vorrei oppormi con tutto me stesso è il pessimismo cosmico. Non è vero che la vita sia solo sopraffazione, egoismo, misero soddisfacimento di istinti primordiali. Non è vero che chi ci sta attorno (cioè tutti noi) sia animato sempre e soltanto da ingnoranza e ottusità. Può esistere un modo diverso di fare le cose, sempre intriso di difficoltà e tanto pragmatismo, ma anche di slancio e di speranza.

lunedì 23 gennaio 2012

Fino a che punto?

Fino a che punto è giusto chiedere? E fino a che punto è giusto aspettarsi che le cose arrivino spontaneamente dall’altra parte?
Fino a che punto è giusto rispettare chi ami nel suo essere diverso? E fino a che punto rispettando troppo chi ami finisci per non rispettare te stesso?
Fino a che punto è giusto e doveroso avere pazienza? E fino a che punto bisogna smettere di attendere e andare avanti comunque?
Fino a che punto sei un idiota se te ne freghi ? E fino a che punto sei un idiota se non te ne freghi?
Fino a che punto l’altro è una ricchezza? E fino a che punto l’altro è un ostacolo pesante?
Fino a che punto ci autosabotiamo o invitiamo qualcuno a farlo? E fino a che punto quel qualcuno, volontariamente o involontariamente, mina la nostra felicità?

domenica 22 gennaio 2012

Pillole

B-Side
Ogni lato “A” ha un lato “B”, il difficile è trovare il punto “G” di equilibrio.
Oltre le apparenze
Adesso tutti gli opinionisti si stanno impegnando a farmi capire che il comandante Schettino non è l’unico responsabile della tragedia e che è facile avere l’atteggiamento di De Falco quando sei col culo sulla poltrona al caldo. A me quello che rimane è: Schettino non è il solo responsabile ma è il principale responsabile con il suo gesto da deficiente e la sua supponenza. De Falco non è un eroe (anche se il fatto di non essere andato da Vespa un po’ eroe lo rende) ma quantomeno ha fatto quello che doveva nel momento in cui gli è stato richiesto. Adesso per colpa di questo cretino ci sono molte di persone che hanno perso la vita e molte persone che devono svolgere un lavoro pericolossimo come quello di estrarre dei corpi dal Concordia. Per non parlare del pericolo ambientale. Ok aprirmi gli occhi sul resto, ma diciamo forte che ognuno dovrebbe fare bene il suo lavoro cercando di evitare enormi cazzate come quella di Schettino.
Sorridere
È anche sorridere che rende felice ecco perché serve sorridere a prescindere dal resto.
Fissi sulla telecamera
Ormai non c’è più un politico che non guardi dritto nella telecamera mentre gli fanno un’intervista. Durante la risposta, nessuno guarda più l’interlocutore e tutti fissano la telecamera. Quando, per sbaglio, qualcuno si dimentica di farlo provo un senso di lieve felicità come quando vedo qualcosa del passato che non sono più abituato a vedere.
Con cosa posso trattenerti?
"Ti offro strade difficili, tramonti disperatila luna di squallide periferie.
Ti offro le amarezze di un uomoche ha guardato a lungo la triste luna.
Ti offro i miei antenati,i miei morti,i fantasmi a cui i viventi hanno reso onore col marmo: il padre di mio padre ucciso sulla frontiera di Buenos Aires due pallottole attraverso i suoi polmoni, barbuto e morto, avvolto dai soldati nella pelle di una mucca il nonno di mia madre – appena ventiquattrenne - a capo di trecento uomini in Perù, ora fantasmi su cavalli svaniti.
Ti offro qualsiasi intuizione sia nei miei libri, qualsiasi virilità o vita umana.
Ti offro la lealtà di un uomo che non è mai stato leale.
Ti offro quel nocciolo di me stesso che ho conservato, in qualche modo – il centro del cuore che non tratta con le parole, nè coi sogni e non è toccato dal tempo, dalla gioia, dalle avversità.
Ti offro il ricordo di una rosa gialla al tramonto,anni prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa, teorie su di te, autentiche e sorprendenti notizie di te.
Ti posso dare la mia tristezza, la mia oscurità, la fame del mio cuore cerco di corromperti con l’incertezza, il pericolo, la sconfitta."
Borges
"Liberaenergieazioni"
Le liberalizzazioni potevano essere più ampie e migliori, ma intanto hanno liberato energie nuove, spero contribuiscano a togliere il tappo. Così come vedere su La7, nella stessa serata, Monti, Saviano, Jovanotti e i Soliti Idioni è stato modo per liberare energie nuove.

sabato 21 gennaio 2012

Pochi contatti

Ultimamente ho i “pori particolarmente aperti” e questo mi ha permesso di scrivere alcuni post davvero belli, proprio belli, almeno secondo me. Ovviamente non se li “caga” nessuno, o i soliti quattro (carinissimi) gatti. Peccato, a volte penso sarebbe giusto condividerli con molte più persone, a qualcuno potrebbero anche interessare e magari essere utili.

Volendo proprio essere sincero (state pronti la sparo grossa!) ultimamente il blog dovrebbe avere almeno mille contatti al giorno. Ecco, mille contatti sarebbero il numero giusto, attualmente sono troppo pochi per quanto è carino. Anche se poi l’anonimato è il suo bello, è la mia forza.

Parlando con Gianlu del blog, involontariamente, mi ha fatto un gran complimento, perché mi ha detto che se lui avesse i miei pochi contatti e i miei pochi commenti, probabilmente, avrebbe già smesso di dedicarci tempo ed energie. Poi mi ha confidato che ha sempre diffidato da chi dice di scrivere per se stesso, ma nel mio caso deve iniziare a ricredersi.

Queste poche parole mi hanno fatto davvero molto piacere perché penso che fare le cose per se stessi è sempre la cosa migliore, anche per gli altri. Ho passato anni a cercare di compiacere gli altri e ho capito che non posso più vivere solo per compiacere qualcuno obbligandomi ad essere quello che non sono. In questo senso lo scarso consenso, il basso numero dei contatti rappresentano una conquista proprio perché non frenano la mia energia.

Il blog, per il momento, rimane principalemte una bella sfida con me stesso. Sapere che qualcuno mi legge serve, perlopiù, a costringermi ad una maggiore attenzione ai contenuti e alla forma, mi obbliga ad una maggiore chiarezza prima di tutto con me stesso. Se scrivi solo per te, prima o poi, ti lasci andare. Basta una persona e il peso è già diverso.

venerdì 20 gennaio 2012

Ho unito i puntini

Fino al pomeriggio di ieri ho goduto di un indescrivibile senso di felicità. Inaspettatamente tutto mi è stato più chiaro, limpido, lampante. Improvvisamente è come se avessi unito i puntini di due anni di vita. Per due anni ho accumulato sensazioni, idee, pensieri, riflessioni, gioie, amarezze, esperienze belle e brutte e all’improvviso ci ho visto un senso, il quadro mi è parso nella sua interezza.

È difficile spiegarlo. La sensazione che ho avuto è stata quella di emergere, anche se per poche ore, dalla confusione. Quasi avessi assunto simpamina, tutto mi è apparso evidente, unito, sensato. Detto così capisco che appare astratto o confuso, ma ieri non lo era affatto, la sensazione era incredibilmente palpabile.

Partendo da una mia enorme fragilità (la paura di non essere amato e un profondo quanto inconsolabile senso di solitudine) sono arrivato a questa magica sensazione, attraverso un percorso che è durato parecchio, da cui mi sembra di uscire rafforzato interiormente.

Non mi dilungo oltre. Non provo neppure a spiegare, ieri l'ho fatto e i risultati non sono stati assolutamente all’altezza, per cui meglio evitare. Come dice H. Hesse in Siddharta, “le parole non colgono il significato segreto, tutto appare un po’ diverso quando lo si esprime, un po’ falsato, un po’ sciocco, sì, e anche questo è bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d’accordo, che ciò che è tesoro e saggezza di un uomo suoni sempre sciocco agli occhi degli altri”.

giovedì 19 gennaio 2012

La mappa degli altri

Più passa il tempo e più mi è chiaro che, per entrare bene in relazione con gli altri, è importante che conosca la mia percezione della realtà e la loro percezione della realtà, che non sono mai uguali.

È come se avessimo due mappe diverse dello stesso territorio. È come se avessimo in mano una guida turistica dell’Italia dove, per errore, Milano e Roma sono state scambiate. È un casino, pensiamo di parlare della stessa cosa anche se in realtà non è così.

Quando si hanno mappe diverse qualsiasi tentativo di entrare in relazione profonda diventa faticoso, se non impossibile. Questa cosa può sembrare banale ma troppo spesso la dimentichiamo. Quindi ogni volta devo ricordarmi che è fondamentale:
1) riconoscere e capire la mia mappa;
2) imparare che non è l’unica, che la posso cambiare, che gli altri hanno altre mappe;
3) rimanere aperto e predisposto a comprendere la mappa degli altri.