sabato 31 marzo 2012

Pillole

Manualità
Sarà la paternità, sarà la voglia di fare bella figura con Luca, sarà che passo più tempo tra le mura domestiche, sarà la naturale evoluzione dell’uomo che invecchia, ma la mia manualità è leggermente migliorata in questi mesi. Ho piantato quattro chiodi in modo perfetto (e non dite che piantare chiodi è facile), ho vangato il giardino senza provare schifo, ho smontato e pulito la bici senza particolari sforzi e patemi, ho risistemato alcune mattonelle che si erano staccate col gelo (una però non è a posto). Non è mai troppo tardi per farsi una manualità decente.
Nudo e baci
Quando mai capita che ti dicano di volerti vedere nudo? Ma volevo dire che una delle cose più fastidiose che ti possano capitare nella vita, ma del resto è quasi inevitabile, è incontrare persone che baciano male: a culo di gallina, con la lingua vorticosa, con le labbra secche e/o tirate. Il fatto è che, spesso, anche chi bacia male pensa di baciare bene e si dà troppa poca importanza ai baci. Invece il bacio sta al sesso come la sorpresa sta all’uovo di pasqua per i bambini.
Chiusura di vena
Le crescenti polemiche sull’attuale “mega-coalizione-tecnica”, sull’articolo 18, sulla nuova “deforme” proposta di riforma della legge elettorale, mi hanno fatto chiudere la vena. Risultato: qualche giorno fa, sul conto della famiglia, ho venduto tutti i titoli di stato italiani. Lo spread è relativamente basso, così ho venduto con un saldo leggermente positivo. Adesso tengo i risparmi di famiglia liquidi per un po’, certamente fino alle prossime elezioni. Prendo poco o niente, non recupero neppure l’inflazione, ma almeno non sono in balia dei venti e delle polemiche.
Possesso palla
Il Barca è l’unica squadra che ancora mi permette di guardare una partita di calcio per più di quindici minuti continuativi. Il centrocampo gioca esattamente come mi piaceva giocare a me, tanti passaggi, tanto possesso palla. A me piaceva più il possesso palla del gol. Adoravo far girare la palla tenendo in scacco gli avversari. Domani ho la seconda partita con i bambini, dove vige il "nido d'ape", che è tutta un'altra cosa.
Promiscuità
"La cicogna è un animale infedele, nel senso che se un nuovo maschio si avvicina al nido il padre lascia fare. I grilli hanno una promiscuità assoluta, con quaranta partner diversi. Il tricheco, fuori dalla stagione degli amori, ha molti rapporti omosessuali. Le giraffe perlopiù sono bisex. L’animale più fedele è il castoro".
Primavera
A causa di una dieta spiccatamente vegetariana, ormai da anni, ho la ferritina bassa, per cui in primavera assumo un integratore di ferro per un mese. Non so quanto incida la primavera e quanto l’integratore, ma in questi giorni, verso le quattro del mattino circa, ho delle erezioni imbarazzanti.

venerdì 30 marzo 2012

Due tavoli

Ieri sera sono uscito con gli amici per una birretta. Col tempo siamo sempre meno e gli sms di adesione arrivano sempre più farciti di “mani avanti” in caso di mancata partecipazione all’ultimo momento. Come al solito ho fatto tardi rispetto al sonno che ho, ma questo non fa più notizia. La vera novità è che dopo parecchio tempo ho giocato a carte, briscola e tresettte. La partita è finita a mezzanotte, abbiamo vinto dopo una “bella” nella quale perdevamo venti a zero al secondo giro di carte. Mi sono divertito, anche se non amo particolarmente giocare a carte perché mi stanco, tendo a distrarmi, mi annoia rimanere concentrato a contare i punti, gli scarti, a seguire il gioco.

Attorno a noi c’erano tre tavoli di donne. Donne tra i trenta e i quaranta, non cariche per “fare serata”, ma carichissime per fare tante chiacchierare tra loro. Mentre giocavo ho tenuto costantemente un orecchio verso il tavolo più vicino. Il novanta per cento dei discorsi hanno riguardato i figli: i giochi, le reazioni, l’asilo, la scuola, “il mio ha fatto questo, il mio ha fatto quello”.

E mentre loro parlavano di figli, al nostro tavolo si sprecavano le parole scurrili per descrivere la particolare "voglia di scopare” di un paio di noi, per commentare in modo becero, ma assolutamente simpatico, la separazione di un’altra coppia. Due tavoli veri, sinceri, autentici e allo stesso tempo diversi, distanti, contrapposti. Due tavoli due dimensioni che si incrociavano nella mia testa, che amo ma allo stesso tempo mi fanno incazzare perché troppo estremi.

Ad un certo punto, sempre mentre giocavo, mi è venuta in mente una bella frase che ho sentito ieri alla radio: “Il più bel regalo che un padre può fare ad un figlio è amare la madre”. Dopo qualche buona “presa”, ho pensato che ci aggiungerei: “Il più bel regalo che un padre può fare alla madre e al mondo intero è amare se stesso”.

Tornando a casa, stanco morto, ho pensato che alla fine di tutto la cosa più bella che dovresti saper regalare ad una persona a cui vuoi bene è: lasciarlo stare, non rompergli i coglioni più di tanto, perché se gli vuoi bene davvero devi lasciarlo libero di seguire la sua natura, senza pretendere, senza castrazioni o costrizioni, uscendo dal concetto del possesso che serve solo a coprire proprie mancanze.

giovedì 29 marzo 2012

Ambizione e successo

Il mio eroe personale è chiunque sia in grado di anteporre la propria “libertà mentale” (in senso ampio che non sto qui a spiegare) al desiderio di essere accettato dagli altri. Quando tutti cominceremo a preferire persone oneste e sincere anche nei loro difetti, cominceremo tutti a capirci e a stare meglio. Siamo stati educati da sempre a dover fare quello che gli altri desiderano, a snaturarci per una vuota approvazione.

Fin da bambini molti dei nostri “germogli di unicità” sono stati colpiti da ingenti quantità di diserbante. Il mondo è migliorato soprattutto grazie a uomini irragionevoli, ambiziosi, determinati nel portare avanti le loro idee e i loro sogni.

Non c’è niente di male nell'essere ambiziosi, nella ricerca del successo, nel voler primeggiare. Ogni grande carattere cerca la "sfida" con avversari di valore, perché questa è la vera unità di misura del proprio valore. Sono i trucchi, i colpi bassi, le furbizie che vanno criticate. Quando è sana e leale l’ambizione è “forza evolutiva” (non c’è niente di male neanche a desiderare un suv, conosco alcuni che hanno il suv e sono “meglio” di me che ho la macchina ibrida, meglio superare ste cazzate).

Detto questo, a pelle gli ambiziosi e i molto sicuri di sé mi infastidiscono proprio perché mettono in luce la mia difficoltà nel reggere la competizione ad alto livello. In molti casi riesco a fare “bella figura” a risultare sicuro, preparato, maturo, tranquillo. In realtà io ho bisogno di pensare, di riflettere, di prendere fiato, ho bisogno di tempo per reggere la competizione ad alti livelli anche se penso (in ogni campo della vita) che sia un’esperienza molto formativa.

Ormai me ne sono fatto una ragione, lo accetto, anche se una parte di me non smette di essere ambiziosa. Ho trovato il mio spazio, faccio tante cose che mi riescono abbastanza bene, e cerco costantemente di migliorare rispetto a quello che ero prima. Con questo però non voglio negare che una parte di me vorrebbe avere più consenso, desidererebbe “arrivare”, ricerca la sana competizione che ti spinge a dare tutto.

mercoledì 28 marzo 2012

Pillole

Manca sempre qualcosa
"Nessuno di noi può “essere” o “avere” tutto. C’è sempre qualcosa che ci manca, che vorremmo avere, che non avremo mai. C’è sempre un ideale da raggiungere, uno scopo da realizzare, una persona che ci manca. Anche se “l’astuzia della ragione”, come direbbe Hegel, consiste nel farci credere che sappiamo sempre e comunque ciò che vogliamo, esiste in realtà un’opacità strutturale del nostro desiderio che ci impedisce di sapere veramente quello che vogliamo…
Cresciamo, maturiamo, invecchiamo. Ma prima o poi la maschera che ci siamo costruiti cade. E allora ci rendiamo conto che forse non siamo esattamente quello che pensavamo di essere. Che forse, strada facendo, ci siamo persi un pezzetto di noi stessi. Che forse la verità è altrove, in un luogo nascosto, dietro ad una porta che non abbiamo mai avuto il coraggio di aprire…
Che fare allora di tutta questa fragilità che ci portiamo dentro e che abbiamo fatto di tutto per ignorare? Che fare di questo dolore che non abbiamo voluto ascoltare?
Il dolore è quasi sempre inutile e senza senso. Però c’è. Fa parte della vita. Lo conosciamo tutti. E l’unica cosa che possiamo fare, prima di “trasformarlo” e “farne qualcosa”, è proprio ascoltarlo. E capire che quella fragilità strutturale che ci caratterizza tutti (senza eccezione) può anche diventare una risorsa. Per ricominciare a vivere in modo diverso. Per non metterci più alcuna maschera. Per dire finalmente un “io sono”, senza più preoccuparmi dello sguardo e del giudizio della gente".
Stramaccioni
Ho conosciuto il neo-giovanissimo- allenatore dell’Inter, lo scorso anno ad un corso per istruttori del settore giovanile a cui hanno partecipato relatori illustri italiani e stranieri. Io alleno i piccolissimi (di cui quasi nessuno parla) per cui durante i vari interventi, più o meno interessanti, cercavo più che altro degli spunti da adattare, intuizioni, mi concentravo sui particolari senza mai prendere appunti.
Bene, durante il suo intervento sul campo, questo ragazzone romano, mi ha impressionato particolarmente per piglio, determinazione, arroganza sportiva, forte autostima, durezza nelle correzioni. Nell’esporre poche esercitazioni, anche molto semplici, ho visto nei suoi occhi delle “bollicine per arrivare” che pochi hanno. Che per esempio, io certamente non ho e per questo (dopo aver allenato i grandi) dedico il mio tempo ai piccoli. Non ho l’alta autostima e “l’ignoranza sportiva” necessaria per arrivare dove è arrivato lui. L’Inter è una “piazza” difficilissima, ma ci sono buone possibilità che, contro ogni pronostico, questo “arrogante” ragazzone possa fare bene.
Hymovis
Ieri ho iniziato l’ennesimo ciclo di infiltrazioni al ginocchio di acido ialuronico. L’ortopedico mi ha segnalato un nuovo prodotto “miracoloso” da sperimentare (Hymovis). Unico neo il costo: 400 euro per due infiltrazioni. A dispetto della crisi l’ho ordinato ugualmente, poi vi saprò dire. Come un vecchio, mi viene da consigliarvi di trattare bene le vostra ginocchia e di non dare troppo per scontato il vostro fisico.
WlaFiga
Sono stato dannatamente lungo, e pensare che oggi, per provocazione, visti i pochi contatti, avevo pensato di scrivere solo "w la figa".

martedì 27 marzo 2012

Periodo estivo

Il passaggio all’ora legale per me è sinonimo di inizio del “periodo estivo”. Il concetto di “periodo estivo” è ampio, esteso, ingloba e supera l’idea di primavera e di estate. È il fiorire della natura, il caldo, l’abbronzatura, i colori, i profumi, sono le giornate lunghe che regalano un impagabile surplus di ore di vita all’aperto. Non è solo il periodo del risveglio, ma è soprattutto “un modo di intendere la vita”.

Il bilancio di questi primi (bellissimi) giorni di "periodo estivo" è:
Un appetito mostruoso che tengo a freno per non mangiare anche le gambe del tavolo.
Una stanchezza diffusa, tipicamente primaverile, che si aggiunge ad un sonno ormai insaziabile.
Tanto entusiasmo per l’arrivo della bella stagione e di meravigliose giornate lunghissime.

Poi mi è tornata una gran voglia di giocare in spiaggia. Mi basterebbero anche solo pochi giorni. Un fisico in prestito per pochi giorni che mi permettesse di spadroneggiare sui campi della riviera, scattante come Bolt, potente come Tyson, agile e scaltro come Messi. Questo è il periodo migliore per giocare, c'è il clima ideale in tutti i sensi.

Con l’arrivo del “periodo estivo”, oltre all’entusiasmo, è più facile che esca una certa vena malinconica pensando a quello che non posso più fare (purtroppo e per fortuna). L’entusiasmo si scontra frontalmente col “vorrei ma non posso più”. Ma allo stesso tempo non posso e non voglio rimanere inchiodato al ricordo di un passato che non può tornare (purtroppo e per fortuna). Il passato mi deve servire a ripartire sul futuro, magari con meno forza ma uguale passione.

lunedì 26 marzo 2012

Io sono stato nella tua pancia?

Mamma, ma allora anche io sono stato nella tua pancia?
Questa è la domanda con cui tutti i genitori adottivi si trovano a dover fare i conti. Questa è la domanda che spiazza, imbarazza, spaventa, che aleggia per tornare periodicamente, che ti obbliga ad una maggiore preparazione e forza interiore.

Luca, per la prima volta, l’ha formulata sabato sera, in auto di ritorno da una cena con amici, dopo essersi ricordato che la Fra aveva una bimba nella pancia fino a pochi mesi fa. Dopo un imbarazzo durato alcuni lunghissimi secondi, gli abbiamo dato, con tono caldo e rassicurante, le risposte che, dopo anni di riflessioni e spazio mentale, abbiamo mandato in memoria per l'occasione. Domenica mattina, appena sveglio, ha preteso che gli spiegassimo di nuovo tutto, per poi mettersi a giocare come al solito.

Vietato mentire. Dannoso raccontare storielle inventate lì per lì, che tra l’altro sono difficili da ricordare sempre uguali, meglio essere sinceri e preparati. Come raccontare la storia delle sua adozione è stato oggetto di innumerevoli incontri a cui abbiamo partecipato. La questione è delicata e per nulla semplice. Come dire a Luca che non è uscito dalla pancia di mia moglie (mamma) ma da quella di un’altra donna (mamma)? Come chiamare poi questa donna? Mamma di pancia? Signora? Una donna? Il problema è reale e ogni scelta ha punti deboli.

L’unica certezza è che bisogna, da subito, dire come stanno le cose e che, comunque la si metta, questa è una realtà dura da digerire, che richiede tempo per essere elaborata. Lo è per noi che abbiamo qualche strumento in più, figuriamoci cosa può essere per lui elaborare la ferita dell’abbandono. Ma quando ci sei dentro, con tutto l’amore che hai, non è nulla di impossibile! Anche perché non ci sono alternative.

domenica 25 marzo 2012

Intrecci

Da alcuni mesi uso regolarmente l’auricolare per telefonare. È comodo, sicuro, evita gran parte delle radiazioni al cervello che non fa mai male (Report insegna). La cosa sconcertante è quanto si possono intrecciano i fili dell’auricolare nell'arco di pochi secondi. Una cosa pazzesca, inspiegabile. Basta riporlo un attimo in tasca, estrarlo, ed è già una matassa senza capo ne coda. Sembra quello che succede ogni tanto nella mia testa, da un semplice pensiero ne intreccio altri fino al casino totale.

Oggi ho ripreso la bici da corsa dopo tanto tempo. Cinquanta chilometri in compagnia di un amico, tante chiacchiere, due salite non troppo impegnative, media molto bassa. Come prima uscita dell’anno è andata piuttosto bene, pensavo peggio. Adesso ho qualche dolore al ginocchio, ma penso dipenda più che altro dal fatto che è giunta l’ora di ripetere le solite infiltrazioni. Visto che ho intenzione di partecipare al Sellaronda Bikeday (giugno) e mi aspetta il Cammino di Santiago (settembre) non posso non allenarmi. Cioè vorrei potermi non allenare ma sono consapevole che per non soffrire troppo e godermi gli eventi devo farmi il fondo.

Intanto Luca è nella fase in cui vuole fare tutto quello che fa il "suo babbone". Radersi, sciare, potare, tagliare l'erba, andare in bici...

sabato 24 marzo 2012

Controindicazione

Tornato dalla montagna mi sento un po’ stanco, vulnerabile. Non sono triste, ho solo qualche marcia in meno del solito. Tiro il fiato, recupero energie per ripartire. Del resto gli alti e bassi sono fisiologici, e poi la primavera incide, come i primi caldi. In testa ho sempre tante cose che desidero fare, le rimando perché non è il momento. Quando sono stanco mi innervosisco se non riesco a tenere insieme tutto, per cui è meglio tornare a pensieri più semplici. La psiche umana è una macchina complessa ma, chi più chi meno, abbiamo tutti bisogno spiegazioni semplici.

No, è che normalmente ogni giorno cerco di espandere la mia consapevolezza. Quasi tutti i giorni, mi sveglio e mi chiedo come posso aumentare la mia consapevolezza, come posso diventare una "persona migliore" sapendo che, prima di tutto, “tocca a me farlo”. Non sono un essere inferiore in cerca di illuminazione, non sono neanche un bambino sperduto in cerca della strada di casa, è che mi piace proprio farlo. Il conforme costante mi annoia da morire. Cerco la strada secondaria. Quella che si percorre di notte, dove non passa nessuno, dove l'incontro è dietro l'angolo. Ma nel far questo mi stanco, e parecchio.

Del resto per conoscere veramente qualcosa, bisogna sapere cosa c’è dall’altra parte, cosa c’è dietro. È come se la conoscenza fosse un fatto di equilibri tra opposti. Non si può avere un’idea "ampia" di cosa sia la montagna se non ci si è tuffati in mare, di cosa sia la famiglia se non si è mai stati bene single, di cosa sia viaggiare se non sei mai stato in un villaggio turistico, di cosa sia adottare un figlio se non hai mai desiderato con tutto il cuore averne uno con i tuoi geni, di cosa sia la solitudine se non hai mai avuto tanti amici.

Tutto questo ha controindicazioni, avvertenze per l’uso. Nessuna scelta è priva di effetti collaterali e in questo caso è la fatica, la stanchezza per gestire la complessità. Meglio esserne consapevoli, e ogni tanto riposarsi, tutto qui.

venerdì 23 marzo 2012

Pensavo...

Che sta foto mi è sempre piaciuta da morire anche perché soffro di vertigini ("che non è paura di cadere ma voglia di volare"). 

Che sul mercato del lavoro tanti esperti non danno spiegazioni da quanto sono esperti. Che è difficile esprimere un'opinione articolata sulla riforma del lavoro senza pestare delle merde, anche perché hanno tutti ragione, almeno un po’. Per quello che può contare la mia esperienza, penso che “i barbari abbiano sfondato il confine" già da tanto tempo, ma in molti fanno ancora inutilmente la guardia.

Che le aziende hanno sempre, più o meno, licenziato chi volevano quando volevano e hanno, più o meno, sottopagato i neoassunti tenendoli sulla corda per anni (ai miei tempi c’era il contratto di formazione lavoro). Partendo dal presupposto che la globalizzazione ha cambiato lo scenario del lavoro nel mondo e non solo in Italia, mi viene da dire che la soluzione giusta non c’è, ma di sicuro se si inasprisce il conflitto tra le parti è più difficile trovare una soluzione che sia quantomeno decente. Chi ha perso il lavoro, non trova lavoro o è precario si incazza, chi gestisce un'azienda tra mille difficoltà si incazza...

Che non mi resta che siglare il patto di non aggressione tra i miei pensieri contrapposti.

Che le dichiarazioni prestampate dei politici, tra uno scandalo e l’altro, sono diventate più surreali dei Teletubbies. Hanno dei principi fermissimi, ma se non sono graditi sono subito pronti a cambiarli. Il bello è che non si vergognano. Mai!

Che se io dovessi dire, quello che più rimpiango, è l’aver trascurato e/o non essere riuscito a godermi appieno delle piccole cose che ho fatto nell'attesa di qualcosa di importante, formidabile, fondamentale.

Che ci sono quelli che amano le ultime cose: l’ultima oliva nel piattino, l’ultimo pasticcino, l’ultimo saluto, l’ultimo giorno del viaggio, l'ultimo nome dei titoli di coda. Io sono tra quelli che sono infastidito dalle ultime cose.

giovedì 22 marzo 2012

Chissà come?

Nell’ambito della mia ampia schiera di amici si è verificato un altro caso di abbandono del tetto coniugale da parte del marito. Dopo quindici anni di matrimonio e una figlia se ne è andato di casa, dalla sera alla mattina, senza un minimo di preavviso, dicendo: “Non ti amo più, amo un’altra, ma sono sempre il padre di mia figlia”.

Le reazioni sono state le più disparate, ma possono essere sintetizzate in tre tipologie:
1) Colpevolisti (la maggior sono donne): “Come si fa a fare una cosa del genere, in quel modo, dopo tanti anni, è uno schifo, le persone non si finiscono mai di conoscere”.
2) Neutrali (un gruppo eterogeneo): “Ancora è troppo presto per dire come andrà a finire, dopo il colpo di testa iniziale è molto probabile che le cose rientrino col tempo e comunque ancora è troppo presto”.
3) Innocentisti (pochi e soprattutto uomini): “Nella vita si cambia, le storie finiscono come tutto finisce nella vita, se non l’amava più ha fatto bene, inutile fingere andando contro natura”.

Credo che non esistano verità facili in casi come questi, ma la domanda mi è sorta spontanea: fino a che punto “l’incontro con l’altra” ha contribuito alla rottura e quanto invece c'erano problemi già da tempo? Da quanto tempo lui pensava già da solo (+figlia), mentre lei continuava a pensare in due (+figlia)?

Le persone si conoscono, crescono e cambiano insieme, in nome di un progetto comune, di una visione comune, i problemi lungo il cammino sono tanti e essere capaci di affrontarli insieme è una ricchezza. Ma non tutte le prove finiscono per fortificare gli amori. Non tutti i cambiamenti cementano. Non sempre i “ballerini riescono ad andare insieme a tempo di musica, può capitare che ci si pesti i piedi e un ballerino si stacchi".

La vita di coppia è una maratona, non è detto che si rimanga insieme anche se ci si è amati tanto perché nessun amore può guarire le fragilità e la complessità della natura umana. È una verità durissima da accettare, in molti non lo fanno perseguendo un rassicurante “per tutta la vita” che è solo una scatola vuota se non riempita di contenuti e di energia positiva. Tornando al caso specifico, ora è il momento di fermarsi un attimo, riprendere le misure, poi un giorno sarà possibile ripartire. Chissà come?

mercoledì 21 marzo 2012

Ritorno

Alla fine, mi sono riposato molto poco, Luca si è sempre svegliato alle cinque, le giornate sono state estremamente intense. Ancora una volta però, tutto è andato meglio del previsto da tutti i punti di vista: lo stare insieme, Luca, lo sci, gli incontri, le conoscenze, le scoperte, la montagna, il cielo azzurro.

Dopo il primo giorno di ambientamento il piccolo si è “stradivertito”. Mille stimoli lo hanno rapito come in un vortice (neve, sciatori, bob, cabinovia, piscina, a tavola, nuovi amichetti, nuove esperienze) e adesso non facciamo altro che riprodurre il tutto, in salotto, in una infinità di "giochi minestrone". Il suo entusiasmo mi fa dire di aver speso bene i tanti soldi che la montagna ti obbliga a spendere.

Inaspettatamente ho sciato davvero bene, ovviamente fino all’una del pomeriggio, ma molto bene. Danzare sulle piste ancora vergini, illuminate dal sole del mattino, grattando le linee perfette create dai "gatti", con nelle orecchie la musica di Jovanotti e di Fabi è stato da brivido. Ho avuto anche la fortuna di incontrare degli amici che mi hanno conferma che sciare in compagnia e tutta un’altra cosa. Con uno di questi mi sono cimentato, con ottimi risultati, nella veste di "maestrino delle nevi", cosa odiosa, ma che mi riesce abbastanza bene.

E poi mi si è aperto il mondo dei camerieri. Ho iniziato a fare domande a questa particolare categoria di lavoratori che, specie nei grandi alberghi, ha una vita che per molti aspetti è l'opposto della mia. Sono sempre fuori casa, girano il mondo per lavoro, il più delle volte non hanno legami e neanche vogliono averne. Il loro concetto di libertà è quello di poter cambiare in ogni momento e, proprio per questo, non vogliono vincoli troppo stretti. Il mio concetto di libertà è quello di esseremi "buttato" in legami forti e, nonostante tutto, sentirmi libero proprio perché non ho più tante possibilità di scelta.

Modi diversi di illudersi di essere liberi, modi diversi di essere se stessi, modi diversi di avere ragione e torto al tempo stesso, di rinunciare a qualcosa in cambio di qualcos'altro.

P.S. Preso dalla bellezza delle Dolomiti mi sono totalmente dimenticato della festa del papà. Proprio per questo è stato ancora più piacevole il bacio con l’abbracciatone del mio piccolo, anche se rimango fondamentalmente allergico alle feste comandate.

martedì 20 marzo 2012

Frittate e grattacieli


Sono nemico di ogni forma di specializzazione. La mia è una teoria mica stupida.
Se ci pensate, uno "specialista" non finisce mai di specializzarsi e finisce col passare la sua vita a rincorrere (nel caso dei geni, a precorrere) il nuovo che avanza.

Al contrario, fare le cose che non hai mai fatto è quanto di più stimolante la vita ci offre.
Ovviamente quando si comincia con la cosa nuova si manca di preparazione, ma per acquisirla è sufficiente quella fiducia in se stessi che permette di accettare l’errore e di farlo accettare anche agli altri.
La prima cosa da superare quindi, che però è anche divertente, è appunto che quello che non hai mai fatto crea dei problemi di comunicazione con gli altri ma soprattutto con te stesso.

Oltre a questo, bisogna anche saper accettare che non specializzandosi difficilmente si riesce ad eccellere in qualche campo. Ma c'è da dire anche che spesso l'eccellenza si paga con una certa limitatezza. 
E' come se le persone si dividessero tra grattacieli (quelli che si specializzano) e frittate, che si allargano in orizzontale e si attaccano a qualunque cosa incontrano nella loro espansione. Si tratta di scegliere da che parte stare.

Da frittata, non invidio affatto le vertiginose altezze dei grattacieli, che perdono l'opportunità di sperimentare il caldo contatto con la realtà circostante a cui cerco di attaccarmi ogni giorno, sfrigolando di emozioni sempre nuove.
E voi, vi sentite più frittate o grattacieli? 

lunedì 19 marzo 2012

Verità segreta


Sentite che bella l'introduzione di “Volevo essere una farfalla”:

“Alle cinque persone che ho nel mio cuore e che, anche se in modo diverso, contano per me più di ogni altra cosa. Ognuno di loro lo sa. E, qui e là, saprà riconoscersi. In un gesto, una frase, una parola...Nessuno di loro, però, è veramente presente in queste pagine. Perché ciò che conta lo si protegge. E anche quando tutto quello che si dice è vero, esiste una verità segreta e intima che non si condivide con nessuno.”

domenica 18 marzo 2012

Babbo?

"Babbo, ci siamo tutti in montagna!"
"Babbo, ma siamo nella montagna alta alta che tocca il cielo?"
"Babbo, ma le nonne quando sono grandi possono venire in montagna con noi?"

sabato 17 marzo 2012

Costante alternanza


Mi considero una persona costante, faccio di tutto per esserlo. In molte cose pratiche credo che la costanza sia fondamentale per liberarsi da inutili zavorre e ottenere risultati concreti.

Anche nei rapporti sono costante, ma con una valenza molto diversa: sono costante nell'esserci ma non nel  modo di pormi. La costanza nel modo implica il non potersi esprimere per quello che si è, non accettare gli alti e bassi, e questo rappresenta un limite enorme. Se si è costanti nei modi ci si reprime e non va bene.

Personalmente offro e pretendo costanza nell'affetto, nella dedizione, nell'impegno, nell'attenzione all'altro.  Tutto questo però non può che esprimersi però nella costante alternanza di cui è fatta la vita di tutti i giorni.

Tanti confondono la costanza con una certa esteriorità che a me sa solo di falsità. Non credo a chi mi saluta tutti i giorni con lo stesso tono di voce, non credo a chi mi mostra tutti i giorni la stessa faccia, a chi non esce mai di casa con la barba lunga o con una macchia sui vestiti. In questi casi la costanza diventa una maschera, che si può scegliere di indossare per difesa, ma che bisogna saper togliere di mezzo quand'è il momento. 

venerdì 16 marzo 2012

Riposo e viaggio

Parto per la montagna avendo negli occhi la tragedia di quei 22 bambini, di cui non riesco a parlare. Parto con ben sei libri al seguito e con il rammarico di dover posticipare ancora l’uscita con Gianlu per fare le periodiche due chiacchiere in cui si parla di tutto. Torniamo in Alta Badia, nell'hotel preferito da mio moglie, dove c’è esattamente tutto per stare bene, per rilassarsi, per riposarsi (da due giorni mangio pochissimo perché mi attendono quattro giorni in cui mangerò benissimo e senza limiti).

Questa volta non ho obiettivi, nessuna pista nuova da scoprire, nessun comprensorio mai visto da conoscere, nessun amico con cui condividere momenti mai condivisi. Qualcosa però scoverò sicuramente. Se tieni gli occhi e le orecchie aperte, se hai la predisposizione al viaggio interiore qualcosa di particolare, che riesce a stupirti, capita sempre.

A me non piace viaggiare per riposarmi. Per me il viaggio è scoperta, crescita, conoscenza, espansione. Con la famiglia si viaggia soprattutto per turismo, per rompere la routine e ricrearne un’altra abbastanza rassicurante.

Viaggiare per riposarmi mi sembra tempo perso, un’occasione sprecata. Lo vedo come l’esatto contrario del viaggio. Preferisco viaggiare per lavoro, per pellegrinaggio, per conoscere qualcosa, ma soprattutto per conoscere qualcuno. Vedere una città d’arte, pur stupenda, a volte mi sembra un concetto morto. Mi interessa più vedere come girano le persone attorno a quella città.

Ad esempio il viaggio in India per visitare orfanotrofi è stato perfetto. Piuttosto che spostarsi in pullman per ammirare in modo asettico e distaccato, molto meglio togliersi le scarpe e abbracciare dei bambini carichi di dolore. Mi infastidiscono la “visita”, le tappe obbligate, le foto di rito, i ristoranti tipici e tutte quelle cose lì. L'ho fatto e lo farò, ma provo ad evitarlo il più possibile. Quando non posso, metto ugualmente “gli occhi da viaggio”, che non si sa mai.
P.S. Il blog va avanti...come al solito ;)

giovedì 15 marzo 2012

Condizione mentale

Sono pienamente immerso in quella condizione mentale in cui non sono ancora partito, ho diverse cose da fare, ma è un po’ come se fossi già partito. Del resto sono malato, tendo sempre ad anticipare le cose

Con la consapevolezza che tanto dimenticherò qualcosa, prosegue la "spunta" della lista. Sono già passato in banca, ho preparato la valigia, fatto la spesa, comprato le crocchette per la Cruma e vangato il giardino (una fatica bestiale) per esaudire un desiderio primaverile di mia madre che ha il sapore di un’antica reminiscenza contadina.

Poi c’è il contrasto del partire per la montagna, per incontrare la neve, proprio mentre qua sta sbocciando la primavera in tutto il suo splendore. Fa strano ma è piacevole allo stesso tempo. No perché, per me, ogni anno, funziona più o meno così: le persone (escluso i molto giovani) peggiorano parecchio in inverno per poi migliorare in primavera e raggiungere lo splendore nel periodo estivo. Ogni anno c’è questa evoluzione fisica che passa dal grigio, pallido, ingrassato invernale allo splendore, abbronzato, dimagrito estivo.

Però ogni anno, anche in estate, quando si migliora, non si raggiunge quasi mai il livello di miglioramento dell’anno precedente. Si migliora ma un tacca meno. Non si torna come prima e questo decreta l'inesorabile invecchiamento, la fotocopia della fotocopia.

mercoledì 14 marzo 2012

Al centro del mio mondo

Venerdì porto moglie e figlio in montagna (ne hanno particolarmente bisogno entrambi) e, come sempre prima della partenza, la lista delle cose da fare è molto fitta. Più voci riesco a spuntare a fine giornata e più mi sento tranquillo.

Ieri, nel primo pomeriggio, pulizia dei denti. Per chi come me ha avuto problemi del “terrore” ai denti, la periodica pulizia dei denti è fondamentale. A me capita che, ad un certo punto, senza troppo preavviso, lavarmi i denti non basta più. Quando spazzolino elettrico, filo interdentale, scovolino, getto a pressione, non bastano più devo correre dal dentista ad ogni costo. Se fossi partito con la sensazione “denti sporchi” non mi sarei goduto appieno la vacanza. Adesso le gengive respirano, è una "figata" inaudita, un vero piacere.

Con i denti senza tartaro, sono andato ai colloqui con le maestre del nido. Colloqui?! Due chiacchiere per regalarci un altro punto di vista, per soddisfare qualche curiosità, per avere qualche utile informazione che, magari, ci permetta di aggiustare il tiro. Per farla breve, Luca sembra sia un bambino buono, educato, sorridente, partecipativo, che ha imparato a giocare con gli altri bambini condividendo i giochi. Nessuna traccia di aggressività che, evidentemente, riserva solo al rapporto con me e la Cruma. Meglio così.

Luca è al centro del mio mondo, inutile negare che il primo colloquio della vita da babbo non mi abbia emozionato. Solo, io e la maestra, attento a conservare un minimo di senso critico e di lucidità che il resto della famiglia ha completamente smarrito. La cosa che mi ha fatto più piacere è stato sentirmi dire che Luca sembra un bambino sereno, contento. È il mio sogno: aiutarlo ad essere una persona serena e il più possibile contenta a prescindere da quello che farà nello specifico.

Aldilà del fatto che Luca sia stato adottato, ci vuole poco a capire che la maggior parte dei problemi delle persone derivano dal rapporto con i genitori. Se padri e madri cominciano da subito a valorizzare i bambini, a regalare loro calore e affetto. Se trasmettono loro, prima di tutto, uno spiccato orgoglio per se stessi. Se li fanno sentire davvero al “centro del mondo” (come amore e non come "fai quello che ti pare"), probabilmente, saranno più sereni, più contenti, più aperti, più generosi, meno aggressivi e meno ostili nell'accettare la diversità.

martedì 13 marzo 2012

Pensavo...

Pensavo che quello che ha fatto, nel vuoto, il sergente americano conferma che la guerra è sempre una cosa mostruosa anche se in tanti provano a dire che non è sempre così.

Pensavo che tra pochi giorni è primavera e dopo poco arriva anche l’ora legale, come si può non essere contenti?

Pensavo che c’è una profonda differenza tra un sonno profondo e tanti sonnellini intervallati da tanti piccoli risvegli.

Pensavo che potrei cambiare il nome al blog, passando da quello d’arte al mio vero nome. Tanto quanti saranno a digitare il mio nome in un motore di ricerca? Ma forse è presto per farlo.

Pensavo che palle l’eterna conflittualità della politica italiana.

Pensavo, ma Schettino con il suo vabbuò, che cazzo penserà adesso? Crede di essere una vittima?

Pensavo, perché la sensazione di freddo che ho in questi giorni, in cui ci sono 15 gradi, è maggiore di quella che avevo un mese fa con -5?

Pensavo che foto ci metto adesso con quello che ho scritto?

Pensavo che la vita offre un sacco di possibilità che spesso non sappiamo cogliere perché non ascoltiamo abbastanza il nostro istinto o lo facciamo quando ormai è tardi. E poi pensavo che il creatore qualcosa ha sbagliato, dai. Poteva garantire una vita un po’ più lunga, mica per altro, ci sono troppe cose belle da fare.

Pensavo che Luca è già cresciuto tanto, che parla tantissimo e ripete spessissimo il suo nome, che a pensare cosa pensavamo solo tra anni fa sembra impossibile quello che siamo adesso. Pensavo però che adesso comincia a capire e dovremo raccontargli meglio la sua storia, ma che adesso mi sembra un bambino contento (chiaramente ho abusato di “adesso”).

Pensavo che sono contento di portare in montagna la famiglia per qualche giorno, sono contento di aver dato il via alla organizzazione della due giorni, soli uomini, alle Marmore a fare rafting.

Pensavo che ho dei gran bei libri da leggere e che voglio leggere anche l’ultimo del riminese Marco Missiroli (Il silenzio degli elefanti) perché parla del desiderio di paternità e perché l’ho sentito parlare e mi ha incuriosito, e perché ha consigliato il libro “Open” di Andrea Agassi.

Pensavo che con i capelli corti corti sto davvero bene e che fare i "baci" è sempre bello.

Pensavo che il post di ieri era davvero bello, ma sul quel periodo avrei dovuto scrivere pagine a pagine di roba per descrivere quel dolore.

Pensavo che è meglio che mi fermi qui, altrimenti vado avanti all’infinito…

lunedì 12 marzo 2012

Estate '97

Mi sono laureato nel luglio del 1995, dando esami a ripetizione mentre lavoravo e seguivo mio padre nel suo spegnersi lentamente. A seguire ho partecipato a decine di concorsi e altrettante selezioni del personale. In poco meno di due anni mi si sono aperti, inaspettatamente, tanti sbocchi lavorativi mentre continuavo a vivere le mie normali esperienze giovanili.

Nell’estate del 1997, quando tutto sembrava andare per il meglio ed avevo finalmente raggiunto l’obiettivo lavorativo che mi ero prefissato, si scatenò la mia nevrosi (così la chiamano) con sintomi depressivi e stati di angoscia apparentemente ingiustificati. "L’inconscio si mise di traverso" a partire da alcuni episodi, che sarebbe troppo lungo raccontare, e iniziò a protestare portandomi in una condizione in cui non riuscivo a governare la mia mente. Crollai, inciampai, entrai in crisi profonda. E meno male che è successo, direi oggi.

Ricordo quei mesi estivi con un misto di vergogna e ammirazione per ciò che mi permisi di fare: mandavo a fanculo la gente con grande facilità, mi buttavo per terra, piangevo, non riuscivo proprio a governare le mie emozioni. In quell’estate la mia parte irrazionale, fortunatamente, prese il sopravvento attraverso sintomi come l’angoscia e la depressione di cui non capivo niente.

L’estate del ’97 è stato il tracollo del mio essere quello che ero, la vita per qualche mese sembrava fuggirmi da tutte le parti. Inizia così un percorso per cercare di tradurre le cifre misteriose dei miei sintomi. La più grossa crisi della mia vita ha rappresentato l'inizio di un percorso che mi ha portato ad essere quello che sono adesso. E' stata uno "straordinario acceleratore esistenziale".

domenica 11 marzo 2012

Forza di volontà

Dopo mesi siamo usciti da soli a cena. Abbiamo messo da parte stanchezza, acciacchi, sonno arretrato e ci siamo imposti di uscire, almeno una volta a cena. Luca è giustamente diventato il centro del nostro mondo (se a quarant'anni non lo mettessimo al centro del nostro mondo cosa l'abbiamo adottato a fare?), ma questo non vuol dire che non dobbiamo più avere una vita ricca anche di altro, come coppia e come singoli. Certo le possibilità si riducono ma non si azzerano.

Ci vuole forza di volontà anche nelle piccole cose. Personalmente penso sia importante la forza di volontà e ho imparato presto che è sotto pressione che si misura e si vede chi si è. A essere buoni, bravi, belli e  ridere quando le cose vanno bene sono capaci tutti, più o meno.

sabato 10 marzo 2012

8:30, due sms

A volte sono portato a pensare che nessuno mi pensi, in realtà non è affatto così. La conferma l'ho avuta questa mattina alle 8:30, quando mi sono arrivati, uno dietro l'altro, due sms "strani" che sono la dimostrazione di come ci sia qualcuno che mi pensa anche il sabato di prima mattina.
1° sms: "Questa mattina sono riuscita nell'impresa di masterizzare un cd. Chissà se prima o poi riuscirò a scaricare anche la musica? Buona giornata".
F. (moglie del mio amico A, ma non il famoso A.) con cui, qualche giorno fa, ho parlato di tecnologia, stimolandola a provare perché se c'ero riuscito io....
2° sms: "Ciao Paolo! Volevo che sapessi che mi sono lasciato con la morosa...ma sto bene! Buon weekend".
A. che allena con me e ogni tanto mi chiede consiglio in amore...

Appunti imperfetti

Oggi vi propino gli appunti schematici, imperfetti, superficiali e assolutamente non chiari dell’incontro di ieri sera, durante il quale Galimberti ha parlato del Simposio di Platone, cioè di quello che secondo lui è “ il testo più bello scritto in Occidente sull'amore, articolato e scavato a livelli così abissali da far apparire schematico quel che ne dice Freud. È il testo più alto e più tragico sull'amore, perché lo vede come il tentativo sconfitto di ricostituire un'unità. Fa capire che l'amore non è solo un rapporto a due, ma quello di ciascun individuo con la sua parte folle, reso possibile dall'altro”.

Premessa sulla ragione: la ragione è un insieme di convenzioni fondate sul principio di non contraddizione che ci permettono di vivere meglio in società. La bottiglia é solo una bottiglia e non altro, anche se in realtà è anche altro perché se la tiro contro qualcuno diventa un’arma. La ragione semplifica per economia.

- Solo chi ha un “Io” forte può permettersi di entrare nella sua follia e di viverla. Vivere la parte folle è molto pericoloso perché dalla follia bisogna saper e poter uscire con la ragione cioè con abitudini, regole e comportamenti codificati. La nostra parte folle però è la più vera ed anche quella più ricca. Tutte le opere d’arte migliori nascono dalla follia dell’artista. La follia è come la perla della conchiglia, allo stesso tempo è la parte più bella ma anche la sua malattia.
Amore é mancanza, è desiderio di ciò che non hai. Godi di quello che hai, desideri quello che non hai. Quando ami ti manca qualcosa, e per questo l’amore sta tra ragione e follia. Freud scrive che “dove amiamo non proviamo desiderio, e dove lo proviamo non possiamo amare”. Privo di desiderio l’amore garantisce tenerezza, intimità, sicurezza, ma non prevede l’avventura, la tensione e il senso del rischio che alimentano la passione. Dal canto suo il desiderio senza amore è stimolante, eccitante, vibrante, ma non ha l’intensità e il senso di un’elevata posta in gioco che rendono profonda la relazione. E in effetti il desiderio è la macchina dell'amore, ciò che lo suscita e lo rinnova. Ma il desiderio ha un limite. Si alimenta dell'assenza, della mancanza, perché non si può desiderare ciò che si ha.

Ognuno di noi incontra nell'altro la sua parte folle. L'amore é un rapporto di sé con sé, tra la nostra parte razionale e la nostra parte folle. L'altro ci permette di entrare in contatto con la nostra follia. “Grazie a te oso entrare nella mia follia e mi fido di te, che mi riporterai alla ragione”. Se si fa l'amore con troppa ragione non si fa più l'amore. Con l’amore scendo nella dimensione in cui, in un certo senso, sono davvero me stesso. Già quando siamo in tre è difficile mostrare la parte folle, ma quando sono con la mia innamorata mi permetto di essere più me stesso, mi sento libero da sovrastrutture e schemi.

- L’amore è quel periodo legato alla follia, all’irrazionale che fa emergere il nostro demone (che per fortuna dura poco). Si dice infatti: “Senza di te mi crolla il mondo, sono pazzo di te………”. Desideri però ciò che non hai, così nel momento in cui hai un amore, questo diventa abitudine e l’amore finisce. Per questo è importante non svelarsi mai completamente per mantenere l’amore sempre vivo. "Spesso siamo ignoti a noi stessi e perfettamente noti agli altri, mentre dovremmo essere noti a noi stessi e ignoti agli altri".

- Quando si esce da una storia d'amore, alla fine una persona non é più quello di prima perché é stato rigenerato, è come rinato grazie al contatto con la sua parte più folle, più vera, più viva. La ragione sono regole, non la verità. La verità sta nella complessità della follia. Solo l’amore è in grado di fare questo: apre la mente, ci genera davvero, ci cambia, ci fa diventare altro. Ad esempio un professore riesce nel suo intento solo se affascina i suoi studenti, solo se li fa innamorare, gli apre la mente, li fa cambiare, trasmette, genera.

- Quindi è bello innamorarsi perché solo nella dimensione erotica cambiamo, cresciamo, apriamo la mente. Chi ama soffre ma cambia, si genera. L’amato (chi riceve) spesso soddisfa solo una sua esigenza narcisistica, e questo è davvero poca cosa.

- Bisogna però ricordare che la natura ha le sue esigenze e usa l’uomo per la riproduzione della specie. L’Io, la razionalità non regolano l’inconscio e le pulsioni dettate dall’interesse della specie. È l’interesse della specie, e non l’Io, che fissa le date fondamentali della nostra vita, le tappe della nostra esistenza. Quando sono sessualmente attivo, posso riprodurre, quando invecchio invece no.

- La natura per i suoi interessi ci ha dotati della pulsione sessuale e della aggressività per difendere la prole. La pulsione sessuale non la regolo con l’Io, mi viene da dentro non la controllo, la subisco. Stesso discorso vale per l’aggressività. Non a caso quando da anziani si perde la pulsione sessuale si perde anche l’aggressività. Da questo punto di vista la natura è, allo stesso tempo, crudele e innocente, nel senso che deve essere crudele perché può vivere e riprodursi solo a spese nostre. Vedi i sacrifici per allevare i figli.

- La vita va avanti solo a colpi di rigenerazione che poi é solo l'amore. Si vive finché qualcuno ci ama. Quando una storia si svela del tutto finisce. Per essere in due tutta la vita bisogna creare. “Non bisogna rendere facili i divorzi ma difficili i matrimoni”. Amore non deve essere possesso ma creazione, curiosità, continua scoperta della parte folle e creativa dell’altro. Chi non si conosce nella sua parte folle imposta un “Io” forte, difensivo, per paura e ingloba l'altro in questa logica del possesso.

- L'uomo é relazione, è continua ricerca “dell’altra metà” di se stesso per star bene, per essere davvero completo, per ricostruire un’unità che non troverà mai.

venerdì 9 marzo 2012

Vecchio giovane

Ieri è stata una bella giornata, intensa ma molto piacevole. Ho “positivamente” girato come una trottola tutto il giorno e sono persino uscito a cena con gli amici per promuovere ed organizzare l’uscita di due giorni alle Marmore a fare rafting.

E questa sera esco ancora per andare ad ascoltare Galimberti che parla di libertà. Sono stanco, ma contento anche se è sempre più evidente che ho perso la forza e il recupero di qualche anno fa. In questo senso essere giovani è un valore, in termini assoluti offre tante belle possibilità. Inutile negarlo: essere giovani ha un innegabile valore potenziale.

Per fortuna ho diversi amici trentenni e in generale mi piace frequentare i più giovani di me. Sono curioso di conoscerli, di sapere cosa pensano, provo a capire il loro punto di vista sul mondo anche se, ovviamente, non sempre lo capisco e non sempre sono d’accordo con loro. Appartengono ad un mondo che non mi appartiene più e sono anche felice che sia così. Chi ha dieci o vent’anni in meno di me è giusto che sia diverso da me, ma a me piace cercare di capire quello che non sono più o che non sono mai stato.

Sia chiaro però, forse perché mi sono sempre sentito vecchio dentronon amo il giovanilismo, i vecchi che fanno i giovani, quelli che usano le parole giovanili. In un mondo in cui tutti vogliono fare i giovani a me piace fare il "vecchio della mia età", anche se poi, più passa il tempo, e più mi sento giovane rispetto a tanti giovani. Mi piace un casino pormi inizialmente come vecchio per poi, alla fine, risultare effettivamente molto più giovane di come appaio.

giovedì 8 marzo 2012

Leggere

Ieri sera, prima di svenire sul divano, ho dovuto soddisfare la curiosità di sapere come è morta la mamma di Massimo Gramellini. In trenta secondi ho scoperto che è morta suicida dopo essere stata operata di cancro. Da questo evento traumatico ne sono scaturiti un trauma e un dolore enorme (ma tutti hanno il loro piccolo grande trauma nella vita) che oggi lo ha spinto a scrivere il suo ultimo libro come elaborazione del lutto.

Mi è venuta voglia di leggerlo nonostante abbia dichiarato di non credere alle autobiografie pur avendo scritto un'autobiografia. Le solite dichiarazioni del “mio cazzo” di molti intellettuali.

Intanto ho iniziato il libro della Marzano, “Volevo essere una farfalla”, e domenica mi sono appuntato “I frutti dimenticati” di Cristiano Cavina che parla dell’essere, allo stesso tempo, padre e figlio. Ma ne ho già quattro che voglio leggere. Non fa niente piano piano li leggerò tutti.

Il fatto è che non vorrei perdere tempo, vorrei sempre leggere libri che mi insegnano qualcosa. Non mi interessa leggere per distrarmi, per il semplice gusto della bella scrittura o per un sapere fine a stesso, leggo per poi vivere meglio. Dai libri cerco idee che mi facciano pensare e vivere meglio. È stupido, schematico, razionale, utopistico ma leggo partendo da questo interesse, da questo stato emotivo.

mercoledì 7 marzo 2012

Pillole

Vieni a fare il cammino con me?
L’organizzazione del Cammino di Santiago procede. La data è stata fissata: dal 23 settembre al 1 ottobre. A breve comprerò i voli Bergamo-Saragoza e Santiago-Bergamo. Intanto ho già avuto una intensa corrispondenza via mail con il negozio di noleggio bici a Pamplona (125 euro il costo totale per una Mtb). Le sacche laterali le portiamo da casa. Sei ufficialmente invitato!
L’amore è ciò che dissolve tutte le resistenze
“Per parlare con qualcuno preso nel suo ego non offrirgli resistenza, entra nella sua cellula, trasformati nel suo specchio. Lascia che si veda in te perché niente si vede rifugiandosi nel proprio passato, chiamando carezza un graffio, rimanendo al piacere della insoddisfazione. Aiutalo ad abitare i muri che lo imprigionano. Cancella dalla sua mente le idee tatuate, dagli il desiderio di vivere il suo e non l’imposto”.
Calo di autostima
Sto attraverso una grossa crisi di autostima per quanto riguarda la scrittura. Ogni giorno commetto errori, mi sembra di scrivere male e penso sia giusto che nessuno mi legga. Per fortuna vado avanti come sempre, perché mi vergogno ma mi serve e mi piace andare avanti con la scrittura.
Ti amo
“Ti amo non per chi sei, ma per chi sono io quando sono con te”.
Mi gasavi a bestia!
Sabato sera, in piadineria, ho rivisto dopo diverso tempo un ragazzo (ora ventenne) che ho allenato quando aveva cinque, sei anni. Ci siamo fermati a fare due chiacchiere e dopo svariati: “Ma ti ricordi? E ti ricordi di?”, gli ho chiesto se di tutto quel periodo avesse un ricordo tutto sommato positivo o negativo. Con un sorriso luminoso mi ha risposto: “Ma scherzi, ho un ricordo bellissimo di quel periodo, tu Paolo mi gasavi a bestia!”. Gran soddisfazione, ecco perché alleno. Poi mi sono ricordato che quanto ho ricevuto la telefonata della morte di mio padre ero in campo con lui.
Fermenti lattici
Grazie a Luca ho scoperto che gran parte del nostro sistema immunitario ha origine nell'intestino. Forse è per questo che i fermenti lattici mi fanno così bene. Prima e durante ogni viaggio, quando sono influenzato, quando non mi sento bene prendo i fermenti e mi sento meglio. Forse esagero, ma non più di tanto. Va detto che quando si comincerà a conoscere davvero i principi attivi delle medicine, sarà ora di tornare ignoranti.

martedì 6 marzo 2012

Riconoscimento e imperfezione

Luca è mancino, si addormenta con la copertina e predilige dormire di pancia. Io sono mancino, da bambino avevo la copertina e fino alla prima operazione al ginocchio (20 anni) ho sempre e solo dormito di pancia.

Luca, mentre gioca, ogni tanto ha un naturale istinto all'aggressività che lo porta a mettere le mani in faccia (normale) e a dare dei pugni (meno normale). Io non ho mai dato un pugno in faccia a nessuno anche nelle poche occasioni cui ho fatto a botte. Quando lo vedo compiere questi gesti lo sento "distante", così come lui mi sentirà distante in tante cose che scoprirò solo quando sarà grande. Del resto ci siamo adottati reciprocamente per cui il riconoscimento è più complesso, anche se il riconoscimento reciproco non è mai cosa semplice.

Già da bambino avevo intuito di non vivere nella miglior famiglia e nel miglior mondo possibile. Non capivo ancora bene i confini di questa consapevolezza, ma già era presente. Crescendo ho scoperto che esistono figli naturali che portano per tutta la loro vita la sofferenza perché non hanno goduto di quella cura e di quell'amore che dovrebbe accompagnare ogni crescita. In poche parole, ho abbandonato in fretta il mito della famiglia perfetta e del mondo perfetto.

Vari anni dopo sono diventato padre adottivo e per fortuna ho dovuto abbandonare l'ambizione al “superlativo assoluto” che colpisce tanti genitori moderni: "per mio figlio voglio solo il meglio”. Il trauma iniziale che ha unito le nostre vite con quella di Luca è il peccato originale che scaccia ogni tipo di "pensiero di perfezione".

Siamo una famiglia imperfetta all’origine, ma questo tutto sommato è un bene, ha anche molto aspetti positivi. Il principale è che ci evita la frustrazione che la ricerca della perfezione spesso insinua tra genitori e figli creando frizioni, separazioni e paure taciute.

lunedì 5 marzo 2012

Storie parallele nel weekend

Mentre Lucio Dalla riceveva l'ultimo saluto da un bagno di folla con il compagno il lacrime. Mentre Putin vinceva ancora le elezioni con fortissimi sospetti di brogli e il Pd perdeva per l’ennesima volta le primarie. Mentre il Milan stravinceva, la Juve pareggiava e il Toro rimaneva in testa alla classifica.

Mentre il popolo No-Tav occupava Roma, Gramellini da Fazio presentava il suo libro parlando in modo toccante della morte di sua madre quando era un bambino e Michela Marzano presentava il suo libro dalla Bignardi dicendo tante cose che avrei potuto dire tranquillamente io (guardatela ve la consiglio), io ho avuto la prima partita di stagione con la scuola calcio. Per molti bambini era la prima partita della vita, la prima occasione in cui si confrontavano con una maglietta diversa dalla loro.

Otto società presenti, dodici squadre (noi ne avevamo quattro), tre gironi da quattro con partite cinque contro cinque di venti minuti l’una, circa centocinquanta bambini e almeno il doppio di premurosi parenti al seguito. Tanti gol, qualche delusione, gesti e comportamenti che ti sorprendono, pochissimi atteggiamento da evitare. Molti aspetti organizzativi da seguire, tante emozioni da ascoltare, spiegare e accompagnare con attenzione.

Alla fine è andato tutto molto bene: i ragazzi si sono divertiti, il clima era quello giusto e il lavoro di mesi si è visto. Confesso che in questi giorni ero preoccupato, lo sono sempre alla vigilia della prima partita. Mi preoccupo che i bambini possano vivere in modo sereno questi primi confronti, mi preoccupo che non abbiamo cadute di autostima, che non vivano troppo male le normali frustrazioni e non si esaltino troppo per una vittoria, mi preoccupo dei comportamento di noi allenatori e dei messaggi che arrivano ai genitori.

Già da alcuni giorni avevo le antenne dritte e i pori aperti per questa "prima volta" che, come sempre, tocca corde profonde dentro di me anche perchè per la prima volta Luca era presente. Tutto è andato bene e io sono contento, anche se in realtà io non sono mai del tutto contento, c’è sempre qualcosa che posso e voglio migliorare.

sabato 3 marzo 2012

Passare in prima fila

Il mio capo (si fa per dire perché godo di enorme autonomia) si candida sindaco nel piccolo paese in cui si è trasferito da pochi anni. Si lancia nell’impegno sociale, smette di rimanere in seconda fila. È una gran brava persona, con scarse capacità organizzative, ma tutto sommato preparato. Nel comunicare la sua decisione ho visto nei suoi occhi una luce diversa, un ritrovato entusiasmo che si era perso sotto una moltitudine di rassicuranti abitudini.

Ha fatto bene! Non si sente all’altezza, ma ha ugualmente deciso di buttarsi in questa avventura. Mi piace quando le persone, senza secondi fini, passano in prima fila uscendo dalla retroguardia, pur con mille dubbi e mille paure. Ad un certo punto bisogna smettere di raccontarci che non siamo abbastanza capaci, che non abbiamo abbastanza tempo, opportunità, conoscenze.

Per tutti arriva il momento in cui ci si può fare avanti perché si presenta la possibilità di uscire dalla nostra “zona di comfort” per diventare leader del proprio cambiamento. Poi ognuno sceglie il suo ambito. Ognuno sceglie il settore in cui ha una visione da proporre, un obiettivo importante, qualcosa che desideri vedere accadere.

Ad esempio per me è arrivato il momento di essere ancor più referente per i ragazzi che allenano con me, di prendere più in mano la situazione. Per altri può essere quello di creare un gruppo di lettura, di mettersi in proprio, di cambiare lavoro, di fare belle foto per una campagna pubblicitaria, di fare un figlio o di creare un gruppo di amici per parlare di  educazione emotiva, di fondare un'associazione di volontariato o una webradio. Arriva il momento in cui si può essere più utili agli altri partendo dalle proprie doti.