martedì 7 febbraio 2012

Vertigine della mancanza

Nevica, nevica e poi ancora nevica. Guardi il cielo e sembra non ne voglia sapere di smettere. Ok, ci siamo divertiti, i bambini hanno giocato a tirarsi la neve in tutti i modi, hanno fatto i pupazzi, sono andati su e giù con gli slittini, adesso potrebbe anche bastare. Invece no, il cielo non ne vuol sapere, non è pago, sembra ancora insoddisfatto come se si dovesse cavare la voglia dopo tanto tempo.

Guardando il cielo mentre spalavo per l’ennesima volta il vialetto, ho pensato che anche io sono spesso insoddisfatto. O meglio, non riesco ad essere mai del tutto contento perché sono sempre più o meno insoddisfatto. Allora ho pensato che forse sono contento perché sono insoddisfatto. Cioè, una mia fonte di contentezza sta nel fatto avere costantemente un desiderio, qualcosa da finire, qualcosa che potrei fare o che non ho ancora fatto. E questo mi da una strana “apertura sul futuro”, mi carica di energie, ma mi crea anche enormi problemi.

Il mio modo di essere contento passa anche per la mancanza di soddisfazione piena, per la “vertigine di questa mancanza”, per la vitalità che questa mancanza mi crea che si fonde col malessere. Non riesco a capire bene questo stato d'animo, ma so di essere vivo. Può essere che sia un modo particolare, strano e "castrante" di essere felice. Se devo guardare qualcosa della mia vita, che ha carattere permanente, è questa mancanza di appagamento totale, salvo rare e sporadiche eccezioni.

1 commenti:

  1. quelli sempre contenti...come fanno?
    o hanno fatto, detto e avuto tutto, o non desiderano niente. Non capisco.

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