Tolta la continua malattia di Luca (che mi preoccupa assai) e i soliti arretrati di sonno, questo è un periodo decisamente buono. Sono più centrato, consapevole, tutto fluisce dentro e fuori senza opporre grande resistenza. Cerco sempre più di “affrontare un giorno alla volta”, ma come al solito quando sto bene, l’idea di progettare il futuro mi aggredisce in modo potente e incontenibile.
E penso sia anche una cosa buona. Così la vita mi sembra più concentrata e ricca rispetto al solo presente. È la costante voglia di nuovo, di introdurre cambiamenti che partono dal presente ma che hanno conseguenze per mesi o per anni. E poi c’è sempre quel desiderio infantile per cui mi piacerebbe che ogni giorno fosse l’equivalente di sette, o quattro, o almeno due, da quanto riesco a viverci dentro tante esperienze.
In particolare mi sto dedicando all’organizzazione di tre viaggi che emotivamente mi stanno molto a cuore: la montagna con la famiglia a metà marzo, un weekend con gli amici a metà aprile, il Cammino di Santiago a metà settembre.
Quando ne parlo sono davvero carico a mille, per convincere gli amici dico a tutti: “Tu non ti preoccuparti di niente, basta che vieni, al resto penso io, se vieni ti porto in braccio”. Loro sono contenti e mi chiedono: "Ma dove andiamo?". Io gli dico: "Forse organizzo una coda in autostrada così stiamo insieme sul pulmino". Ridono. Forse finirà, ma intanto me la godo, sempre sperando che Luca stia meglio.

0 commenti:
Posta un commento