Luca affronta la sua quarta influenza da inizio inverno, ci attende un’altra settimana complicata nella quale dovremo gestire, tra le quattro mura, uno dei pochi bambini che quando sta male si eccita più del normale e dorme meno del solito. Questa sera, però, andrò a cena nella nuova casa "allargata" di Gianlu dove già si respira aria di terzogenito. Come di consueto parleremo di cose complesse e astratte intervallate da parentesi ultrapragmatiche.
Sempre oggi ho una riunione di lavoro durante la quale devo cercare, con calma, di convincere alcuni "capi" che per dare risposte complesse a domande complesse è necessario lavorare insieme cercando di superare inutili steccati che, oltre ad essere improduttivi nel medio lungo termine, sono anche particolarmente tristi perché riducono ogni tipo di senso di appartenenza e di slancio vitale. È due giorni che penso a cosa dire. Vorrei essere preparato, determinato nell’esporre il mio pensiero, ma allo stesso rimanere “aperto” all’idea dell’altro senza particolari preconcetti personali. Vedremo.
Come dico sempre a mia mamma la vita è diventata più complessa, non più facile o più difficile, ma più complessa perché sono aumentate le variabili dentro di noi e fuori di noi. Accettare e gestire questa complessità è complicato. Ma a quello che vorrei oppormi con tutto me stesso è il pessimismo cosmico. Non è vero che la vita sia solo sopraffazione, egoismo, misero soddisfacimento di istinti primordiali. Non è vero che chi ci sta attorno (cioè tutti noi) sia animato sempre e soltanto da ingnoranza e ottusità. Può esistere un modo diverso di fare le cose, sempre intriso di difficoltà e tanto pragmatismo, ma anche di slancio e di speranza.

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