sabato 31 dicembre 2011

Allora...buon 2012!

L’ultimo post dell’anno vuol essere soprattutto un ringraziamento, per l’affetto e la pazienza che mi hai concesso passando da queste parti una o più volte. Come si dice in questi casi “grazie non dovevi”, però mi hai fatto molto piacere. È bello poter contare su qualche certezza anche se poi di certezze non ce ne sono. Io intanto continuo a scrivere tanto, mi serve, ho energie in eccedenza che da qualche parte devo pur mettere.

Concludo proponendoti alcune domande (le domande sono fondamentali nella vita) che ho trovato interessanti, ma a cui ancora non ho risposto per intero.
1. Cosa ha funzionato bene nel 2011?
2. Cosa hai imparato di nuovo in questo anno? (nuove capacità, nuovi punti di vista...)
3. Che nuove abitudini positive hai fatto tue?
4. Chi è stato/a il/la tuo/a mentore questo anno? Chi ti aiuta a dare il meglio di te?
5. Quali nuove relazioni hai sviluppato in questo anno? (lavoro, amicizia...)
6. Quali obiettivi hai raggiunto?
7. Quali obiettivi ancora non hai raggiunto o hai raggiunto solo in parte?
8. Cosa vuoi migliorare? (quali aree della tua vita: lavoro/relazioni/fisico/crescita personale/spiritualità/salute/viaggi...)
9. Che differenza hai fatto nella vita delle persone che frequenti?
10. Viste queste tue esperienze nel 2011, su cosa vuoi focalizzarti nel 2012?

Allora auguri, buon anno !! E grazie di aver passato parte di quest’anno anche con me.

venerdì 30 dicembre 2011

Fine anno...

Dalle 5.00 alle 6.15 io e Luca abbiamo giocato al Babbo Natale. Cioè lui ha ripetuto per filo e per segno ciò che ho fatto io il giorno in cui mi sono cimentato nel ruolo all’asilo, mentre io ho dovuto ripetere per filo e per segno tutto quello che hanno fatto i bambini. Impressionante quanto i bambini imparino per imitazione, quando ogni gesto, ogni parola incida nella loro crescita. Ad un certo punto mi ha detto “babbo non essere triste, ti ho portato io i regali”. Mi ha fatto ridere.

Fine anno è tempo di bilanci, li faccio tutti gli anni, così come qualche progetto che poi cambio regolarmente mille volte in corso d’opera.
Libri letti:
“Aforismi d'autunno", Valentino Zeichen.
Il Cammino di Santiago, Paulo Coelho.
Non occorre essere stupidi per fare sciocchezze, Paolo Legrenzi.
Le cose fondamentali, Tiziano Scarpa.
La fatica di essere se stessi, Alain Eremberg.
Libero pensiero e liberi pensatori, Damiano Mazzotti.
Alieni a Rimini, Lia Celi.
Momenti di trascurabile felicità, Francesco Piccolo.
Alla ricerca delle coccole perdute, Giacobbe.
Mia suocera beve, Diego Da Silva.
Viva tutto, Bolleli-Jovanotti.
Il mondo deve sapere, Murgia.

Film visti che mi sono (più o meno) piaciuti:
In un mondo migliore.
Il discorso del re.
Solo un padre.
Invictus.
127 ore.
La pecora nera.
Una vita tranquilla.
Avatar.
Bianca e Bernie nella terra dei canguri.
La fine è il mio inizio.
Wall Street – Il denaro non dorme mai.

Viaggi fatti:
San Cassiano, Val Badia.
Valbonella, San Piero in Bagno.
Villasimius, Sardegna.
Valle Aurina, Alto Adige.
Fuerteventura, Canarie.

Persone che ho conosciuto (di persona) che mi hanno colpito: una.
Persone con cui, in vario modo, ho fortemente ridimensionato i rapporti: parecchie.

giovedì 29 dicembre 2011

Vecchio vs Nuovo

Raramente come in questi ultimi mesi del 2011 ho sentito forte lo scontro tra vecchio e nuovo. Anche se pezzi dell’uno si ritrovano anche nell’altro e viceversa, mi sembra sia in atto un vero e proprio scontro tra il vecchio mondo e il nuovo mondo, tra il vecchio modo di pensare e un nuovo modo di pensare che si sta formando piano piano.

Solo qualche mese fa pensare che sarebbe potuto cadere il governo B. in pochi giorni sarebbe stato assurdo, si pensava fosse necessario un percorso lungo, articolato, e invece con la crisi tutto è stato estremamente rapido. E poi la primavera araba, gli indignados, occupy wall strett, i centinaia di movimenti che sorgono in tutto il mondo al di fuori delle vecchie logiche, dei vecchi schieramenti, del tifo tra destra e sinistra.

Le crisi possono diventare una gran figata perché, almeno in parte, possono spazzare via il vecchio e far largo al nuovo e il nuovo può essere migliore. Sono in atto tanti sani tentativi per cercare una terza via, una strada nuova senza partire da soluzioni preconcette. Ci si mette insieme e si pensa a come poter fare per progettare nuove forme di convivenza, rilucidare valori etici, studiare nuove strategie economiche ed energetiche che tengano conto del cambiamento vorticoso del mondo, che tengano conto del benessere delle persone.

Anche a livello personale mi sembra di vivere una bella lotta tra vecchio e nuovo, tra ciò che facevo e ciò che faccio e farò. Anche nella mia vita sto cercando una terza via, in famiglia, con gli amici, nel lavoro, nello sport. E quando il "nuovo" mi sarà più chiaro, inevitabilmente sarà già vecchio perché non c’è nessuna parola più vecchia della parola "nuovo". Appena la scrivi suona già decrepita.

mercoledì 28 dicembre 2011

Pillole

Calo dei consumi
Non sono nelle condizioni di rinnegare totalmente il consumista che alberga in me e la cultura materialista che mi ha cresciuto per 42 anni, ma sapere che i consumi degli italiani per natale sono in calo mi rende abbastanza contento. Capisco perfettamente che in questo modo "non si cresce" e finiamo dritti dritti in recessione, ma che ci sia sempre più gente che non butta via soldi per comprare una marea di cose che spesso si rivelano inutili e/o non apprezzate non mi dispiace affatto. Poi mi ricordano che a causa di questo in molti rischiano di perdere il lavoro e mi mettono in crisi. Che palle sta crisi, prima o poi questa crisi ribalterà molte tradizione.
Correttore
Ho disattivato il correttore automatico perché, a volte, distorce i messaggi e le email che invio col cellulare. Il paradosso è che dovrebbe aiutarmi ad eliminare gli errori, mentre sostituisce gli errori con parole che non centrano niente con quello che vorrei scrivere. Ciò che dovrebbe aiutarmi e migliorare la scrittura, in realtà, la peggiora. Capita spesso anche nella vita.
Corpo unico
Quando Luca sta male capita che venga a dormire nel lettone. A quel punto diventiamo una specie di corpo unico che gode di movimenti e vita propria.
Profondità
Anche nei rapporti per arrivare al profondo bisogna necessariamente partire dalla superficie, ad esempio come dal parlare di banalità nella pausa caffè o chiedere cosa fai l'ultimo dell'anno (mamma mia come sono stato profondo partendo da una stronzata).
Diversamente magro
Tra vigilia, natale e santo stefano posso dire di aver mangiato gran parte delle cose che più mi piacciono. Ottima qualità, quantità ideale. Inutile negare che se ogni tanto mangi da dio il mondo è più bello. Adesso però sono "diversamente magro".

lunedì 26 dicembre 2011

Prezzo da pagare

Raffreddore, tosse, febbre alta ed un principio di congiuntivite. Ci risiamo, siamo di fronte all’ennesima influenza stagionale del piccolo. Tutti dicono che è normale, e di sicuro lo è, ma non si capisce perché debba stare male sempre nel fine settimana, nei giorni di festa e quando fuori c’è il sole. Questo non è normale!

Ma non voglio lamentarmi più di tanto perché questo è quello che ho scelto. Sono gli effetti collaterali della paternità, che sono ampiamente meno pesanti di quelle che sarebbero state le conseguenze del non poter vivere questa esperienza. In altre parole senza questi problemi starei molto peggio di come sto, tutto qui. Il desiderio di paternità era troppo forte, mi ha spinto a fare di tutto per soddisfarlo.

In questo momento della mia vita, lavoro, alleno, vedo gente, faccio cose, ma il centro della mia vita è Luca. È lui a darmi il ritmo. Il mio mestiere principale è fare il babbo. Ciò non toglie che, ovviamente, alcune cose mi pesano perché è come se avessi sospeso o ristretto il mio campo di libertà e quindi “l’essere davvero me stesso”.

Il ruolo in famiglia è bello, per certi aspetti unico e irripetibile, ma è un ruolo restrittivo. E' un po' come se la vita fuori continui senza di me, ma questo è il prezzo da pagare alla "necessità" dell'essere padre.

Persone da vicino

Meglio ricordarsi che guardare le persone da vicino è sempre meglio che seguirle solo sul pc, sul cellulare o via mail. Meglio guardare le persone da vicino e gli orizzonti da lontano e non viceversa.

domenica 25 dicembre 2011

Incenso

Che buono l’odore dell’incenso. Fin dai tempi in cui facevo il chierichetto è un profumo che mi cattura pur sapendo che non è buono in valore assoluto. Oggi in chiesa grazie all’incenso e ai canti di natale ho avuto buone sensazioni nonostante ancora non avessi digerito il messaggio di condanna del consumismo pronunciato da un Papa vestito come un principe.

La verità è che la religione è come una lingua, da piccoli si impara una lingua e quella diventa la tua lingua principale per sempre. Poi uno può amare o criticare apertamente quella lingua, poi uno può decidere di imparare altre lingue o può vivere benissimo rimanendo legato solo alla lingua che gli hanno insegnato da bambino.

E comunque in tutta la faccenda delle religioni la cosa che mi colpisce sempre è l’enorme massa di persone che riescono a muovere. Enormi masse di persone che spinte dalla fede si riuniscono per partecipare ad un rito, ad un evento ed in questo modo lo riempiono di vita vera. Questa partecipazione ha per me lo stesso buon odore dell'incenso anche se non è buona in valore assoluto.

P.S. Ci sono rimasto male per il fatto che Gianlu non ha inserito il mio ritratto nel suo bel video di fine anno. L'ho inutilmente guardato due volte, quando ci siamo sentiti mi ha spiegato che è stato solo un problema tecnico, io ci credo, e gli voglio bene lo stesso, ma ci tenevo, inutile negarlo ;)). 
P.P.S. Adesso anche Luca ha raffreddore, tosse e qualche linea di febbre e questo è molto peggio che non essere nel video di Gianlu...

Spacciatrici di malinconia

E' Natale. Auguri a tutti!
Sono le 6.30 del mattino e Luca si è appena riaddormentato dopo lunghe ed estenuanti trattative in seguito ad un risveglio più antipato del solito e nonostante la vigilia fosse stata più lunga e piacevole del solito.

Per il momento, come regalo ho ricevuto un paio di mutante da mia moglie. E' sorprendente come non appena diventi padre, nella scala gerarchica dei regali, scivoli all'utimo posto, ampiamente distaccato da tutti. Da un certo punto di vista è anche una gran liberazione visto il pessimo rapporto che ho da sempre con i regali.

Il reffreddore e la tosse non mi danno tregua, ma non hanno ancora deciso se prendere la strada della guarigione o dell'influenza. Oggi si prospetta una giornata "no problem", tranquilla, all'insegna della famiglia. Farò le solite cose, anche piacevoli, che si fanno a Natale con i parenti e un bambino di due anni.

Tutto bene quindi se non fosse per questa malinconia che mi ha preso. Meledette feste sono delle straordinarie spacciatrici di malinconia. Fai qualche bilancio, ti torna alla mente qualche ricordo del passatto e bum, cadi nella malinconia. Quella malinconia che non ti molla come il mio raffreddore, ma che non scivola neppure nella tristezza. Maledetta malinconia, no perché poi mi porta a sentirmi anche in colpa perchè non dovrei e vorrei essere malinconico in una giornata come questa.

sabato 24 dicembre 2011

Caro Babbo Natale..

Ma poi dove sta scritto che i regali devono essere per forza degli oggetti? Progongo di introdurre l'abitudine di regali non basati sugli oggetti, come: una giornata intera di baci, la lettura di brani del tuo libro preferito, l'ascolto di tutto ciò che vuoi dire, la formulazione di domande pertinenti e attente che prevedano anche l'ascolto della risposta, tanti caldi abbracci, un elenco esaustivo dei tuoi pregi, alcune ore in compagnia di persone simpatiche, tante risate...
Ma basta perdere tempo, è arrivato il momento della letterina a Babbo Natale.

Caro Babbo Natale
Ti scrivo anche quest'anno perché visti i risultati degli anni scorsi sei diventato il mio portafortuna, una sorta di pensiero magico. Ti avviso anche quest'anno ho una delle mie solite richieste strane. Non partire prevenuto, provaci come hai sempre fatto. Ecco, te lo dico: vorrei migliorare "la situazione amici", rendere i rapporti più chiari, limpidi, trasparenti e aumentare la condivisione quotidiana.

Per favore non mi fare anche tu la predica, non mi dire che ormai sono grande, che non è più tempo per queste richieste infantili, che ormai ho una famiglia e bla bla bla. E poi se non le faccio a te le richieste infantili a chi le posso fare?

Per il resto caro Babbo Natale avrei una infinità di tante piccole richieste che ti evito per non sembrare pesante, concentrati sul bersaglio grosso.
Ciao a presto.
Paolo

venerdì 23 dicembre 2011

Momenti assoluti

È morto il padre del mio caro amico C., compagno di tanti tornei in spiaggia. Un infarto fulminante lo ha portato via in pochi istanti. È morto un padre tanto amato prima quanto odiato poi. Un padre che in modo innaturale ha invertito i ruoli, che con le sue ripetute ed enormi stronzate infantili è stato allontanato fino al punto da indurre C. a non invitarlo neanche al suo recente matrimonio.

Adesso C. è dilaniato dal dolore, dai sensi di colpa, dalla voglia di riavvolgere il nastro per dire, fare, baciare. Come fossi un fratello maggiore mi ha sempre parlato tanto di suo padre e del loro rapporto burrascoso. Sa bene che sono particolarmente sensibile al tema, sa che gli voglio bene e che tante cose le capisco perfettamente.

Adesso siamo ancora più vicini. Tutti quelli che hanno perso un genitore sono come un partito, si capiscono al volo. Quando ne parlano, è diverso. Poi c’è il dolore da gestire. Dolore che dipende da tante cose, dall’età in cui lo perdi, dal tempo che hai avuto per prepararti, posto che questo sia possibile. Comunque il dolore è grande, specie se hai molte cose non risolte che ti spaccano lo stomaco.

Eventi quali la morte di un genitore, la nascita (o l’adozione) di un figlio sono momento così assoluti che rischiano di spezzare, e per un po’ lo fanno, la continuità con la trama dell'esistenza. Saremo per sempre orfani, infatti, quando un genitore ci avrà lasciati, per sempre padri dal momento in cui avremo messo al mondo (o adottato) un figlio.

giovedì 22 dicembre 2011

Ultimi giorni

La prima esperienza come Babbo Natale ufficiale all’asilo, a giudicare dai commenti delle maestre e dalle espressioni con dei super “becchi” dei bimbi, è stata un successo. Durante la consegna del pacchetto hanno pianto solo in due o tre della sezione dei piccolissimi, ma era da mettere in conto vista l’età.

Mi sono divertito parecchio nonostante la pressione delle mamme. Una ha addirittura preteso che, in corridoio, gli facessi sentire la voce che avevo intenzione di emettere perché a suo dire suo figlio è particolarmente suggestionabile.

E comunque, per scelta, ho tenuto un atteggiamento sobrio: movimenti lenti, poche parole ripetute in modo ossessivo, grandi "oh oh oh", come da tradizione. L’idea è stata quella di evitare esagerazioni e protagonismi portando i bambini a mantenere una certa distanza dal “mito”. Lo dico perché all’uscita un’altra mamma continuava a chiedere al figlio se Babbo Natale era stato simpatico. Non ho mai pensato che compito di Babbo Natale dovesse essere anche quello di far ridere.

L’aspetto più interessante e piacevole è stato il poter vedere i bambini nel loro ambiente e le sensazioni che ho avuto sono state molto positive. Luca mi ha osservato tutto il tempo ed è stato uno dei pochi che ha corso per ritirare il suo regalino. Questa mattina per prima cosa mi ha detto “sai babbo è venuto Babbo Natale oggi” (con i tempi fa ancora parecchio casino), e mi ha ripetuto per filo e per segno tutto ciò che ho detto.

Intanto si fanno serrati gli appuntamenti in vista del Natale. Cene, auguri, scambi di doni, pensierini, telefonate di rito, telefonate sentite, sms. Essere in montagna nei giorni del conto alla rovescia aiuta da questo punto di vista. Ho il terrore delle frasi di circostanza e l’insofferenza per i gesti formali non sentiti, a differenza di molti, che godono di queste cose.
Oggi è la volta della festa di Natale con la scuola calcio e della cena con il presidente.
P.S. Gianlu ti aspetto alle 17...

mercoledì 21 dicembre 2011

Babbo Natale ufficiale

Oggi ho l’onore e l’onere di essere il Babbo Natale ufficiale per l’intero asilo di Luca. È allo stesso tempo una grande gioia e una grande responsabilità quella di vestire i panni di una personalità così illustre per i bambini, specie se tra il folto pubblico c’è tuo figlio che potrebbe riconoscerti .

Pur vantando già qualche esperienza alle spalle, provo la voce da alcuni giorni . Devo prepararmi al meglio (non scherzare…) anche perché le foto e il video della mia perfomance verranno pubblicate sul sito dell’asilo e ogni mio movimento verrà passata al vaglio di decine di attentissime mamme . Ovviamente, per paura di essere giudicato di parte, dedicherò pochissime attenzioni al mio piccolo che dovrò seguire con la coda dell’occhio, come è giusto che sia.

Ora, se c’è una cosa che mi piace da pazzi è quella di osservare i bambini senza essere visto. Oltre a ricevere un sacco di informazioni sul loro carattere, mi divertito proprio ad osservare i bambini quando giocano, parlano, si divertono e litigano tra loro, in cattività. E' fantastico. Figuriamoci fare il Babbo Natale nell'asilo di Luca, è un concentrato di libidine.

Penso che questo strano godimento sia il frutto di un mix tra la paura di allontanarmi, di non esserci e la gioia di vederlo crescere facendo le sue normali esperienze in autonomia. Ancora è piccolo per cui è possibile conciliare queste due aspirazioni contrapposte. Mi immagino che quando crescerà sarà più difficile seguirlo senza essere invasivo.

martedì 20 dicembre 2011

Sensazione strana

Io credo che chiunque non riesce a trovare energie dentro di sé e rimane chiuso, vincolato, aggrappato soltanto ad un rapporto, ad un'unica idea di relazione, ad un solo modo concepire l'esistenza, non possa conoscere il vero amore. Parlo di amore con la “A” maiuscola, per tutto quello che di bello ci regala la vita.

A volte non si da il giusto valore ai rapporti e alle situazioni, ma si tende ad imitarne gli stereotipi. C’è un amore più puro per se stessi, per gli altri, per il mondo. Il rischio e ci si innamori di un ideale, di un concetto, il rischio è che si seguano dei cliché trascurando tutto il resto.

La mia è una sensazione strana perché difficile da spiegare, poco condivisa, non romantica, non retorica, è qualcosa che ha a che fare con la scoperta, con l’espansione, con il disordine che si alterna all’ordine. E' una sensazione che questa mattina, ammirando un'alba mervagliosa e tumultuosa, ho sentito più forte del solito.

lunedì 19 dicembre 2011

Il mondo di Flickr

Grazie a Gianlu ho scoperto il mondo di Flickr. È un mondo nel mondo che ruota attorno alla passione per la fotografia e come ogni mondo nel mondo vive di regole proprie più o meno esplicite. Ad esempio il popolo di Flickr non vuole che si usino le foto senza precisa autorizzazione (questa a me non piace). commenta parecchio, potrebbe parlare per ore di ottica e di tecnicismi su ogni scatto, è sensibile, impegnato, attento alla luce e ai particolari. Il popolo di Flickr mi è molto simpatico.

Da osservatore profano (quindi mi scuso anticipatamente) ho come l’impressione che adesso tutti sappiano realizzare delle belle foto. Adesso puoi ritoccare tutto, modificare tutto, migliorare tutto, la tecnologia è micidiale, potentissima. Prima una foto era per sempre, in un istante dovevi creare una sintesi perfetta e irripetibile. Insomma, ormai mi sembra che siano tutti bravi e quando sono tutti bravi il rischio è che nessuno sia davvero bravo.

Tutte questo per dire che, ascoltando la radio, ho capito la mia pacata repulsione per la fotografia. Le foto molto spesso ritraggono solo il meglio della vita: nascite, matrimoni, vacanze, momenti allegri se non addirittura felici. Nessuno scatta una fotografia di un momento che vuole dimenticare. E per questo gli album sono falsi, o meglio non reali, parziali, raccontano solo una parte della verità,

Regalano l’illusione che la vita di chiunque sia stato tutto sommato bella. Soffro della mancanza del lato “b”, del resto, di quello che non si vede, della complessità di ogni momento. Manca gran parte di quello che per me è molto interessante.

domenica 18 dicembre 2011

Imperfezioni vitali

Non è che alla fine essere maturi è solo accettare le proprie imperfezioni e cercare di fare qualcosa di concreto per migliorarsi?

Non è che diventare grandi è diventare consapevoli che le imperfezione hanno una straordinaria ricchezza, che le imperfezione contengono molta più vita della perfezione artificiale e controllata?

sabato 17 dicembre 2011

Giorno qualunque

L’odierna sveglia alle quattro del mattino decretata, come al solito, dal piccolo insonne chiude una settimana tragica dal punto di vista del riposo notturno. Avevo in mente di parlare di fotografia e del mondo di flickr, ma non ne ho più voglia.

Oggi mi schiero apertamente con quelli a cui non sono simpatico. Non mi sopporto. Anche perché con me stesso ci passo tutti i giorni e alla fine mi stanco da solo. Avrei bisogno di essere messo sott’olio per non pensare per un po’, per tornare a tanti "basici pensieri semplici", per dormire come a vent’anni dopo la partita e la discoteca.

Cavolo, ma tra pochi giorni è Natale. Pensa, è già arrivato il 2012, sono già passati quattro mesi dall’estate e solo adesso comincia il vero inverno. Un altro natale, altri regali, altre abbuffate, altri auguri, altri sms idioti mischiati a sentimenti veri, altra beneficienza per lavarsi la coscienza, altri sprechi alternati a gesti d’affetto, altri cinema pieni, altre partire a tombola e a mercante in fiera, altri “non ne posso più di mangiare”, altri “ti ricordi quando…?”, altri film di natale, altre omelie e cori parrocchiali in fibrillazione, altre persone che stanno male nonostante le feste.

Eh sì, il tempo passa impietosamente, tante cose si ripetono uguali a se stesse anche se poi sono sempre diverse. Tra qualche mese è di nuovo San Valentino, Pasqua, il 1° Maggio, Ferragosto. Per fortuna oggi è un giorno qualunque.

Che belli i giorni qualunque, sono quelli che preferisco, perché è soprattutto in questi giorni normali che mi è capitato di scovare momenti di felicità vera. Piccoli momenti di felicità vera come la lettura dell'articolo di Gramellimi che, in modo sublime, riesce ad esprimere un concetto che ho in testa da mesi e mi fa sentire meno solo.

venerdì 16 dicembre 2011

Punto di fuga

Oggi sarei dovuto partire per la tradizionale sciata prenatalizia. Invece il nuovo lavoro di mia moglie, la malattia del piccolo, l’assenza di amici disponibili e motivati hanno portato alla sospensione di un appuntamento fisso che si ripeteva ormai da dieci anni.

Peccato, quei pochi giorni passati tra le montagne innevate mi sono sempre serviti tanto per prendere le distanze dallo shopping, dalla ruotine, dall’inverno umido e un po’ triste della città, per godere della meraviglia della natura evitando gli effetti indesiderati degli esodi e dei controesodi.

Per me un punto di fuga è quasi indispensabile per sopportare il tran tran quotidiano. Svegliarsi, fare colazione, giocare con Luca, andare in bagno, portare fuori la Cruma, l'ufficio, tornare nel traffico, un caffè veloce, allenare, la cena, i cartoni, il divano con un libro e la tv di sottofondo, tutto è un rituale. Anche perché, tutto nel giro di poco diventa un rituale. Le abitudini sono anche belle e rassicuranti ma nel mio caso deve essere previsto un punto di fuga, un piano “b”, altrimenti divento nervoso.

Non riesco ad avere solo abitudini senza una via di fuga. Un viaggio, un’emozione, una bella frase, due chiacchiere piacevoli, una risata, un incontro inaspettato, una chiamata che dimostra interesse vero, un taglio trasversale, anche piccolo. Non è detto che servano per forza grandi cose.

giovedì 15 dicembre 2011

Jobsidea

Avevo in programma di leggere la biografia di Steve Jobs durante le vacanze di natale, ma poi ho deciso di rinviare l'acquisto, almeno per ora. L’idea base che ho sul personaggio è molto poco mitica: c'è chi ha il carattere, le capacità e l’ambizione per provare a creare un’impresa (piccola o grande) e chi invece non ce l'ha. Il resto sono chiacchiere. Poi, quel carattere, ha mille sfaccettature di cui si può discutere, mitizzare o demonizzare per anni, ma intanto c’è.

Di intelligenti e virtuosi come Jobs ce ne sono tanti, ma quando è il momento di fare scelte, diventano immancabilmente trattenuti dal dubbio, mollano, lasciano, non si buttano, si fanno risucchiare. Soltanto i caratteri estremamente determinati e ambiziosi riescono a prendersi responsabilità a testa alta, anche rischiando di brutto.

C'è chi ha un'attitudine a provare, sperimentare, ad esercitare la propria volontà per raggiungere qualcosa, e c'è chi di questa attitudine ne è totalmente sprovvisto o ne detenie meno.

In definitiva non leggerò la sua biografia un po’ per invidia (manco di ambizione e il dubbio spesso mi frena), un po’ perché mi infastidisce questa ricerca spasmodica del mito, dell’eroe moderno. In realtà queste persone dicono più o meno le cose che dicono in tanti ma con un carisma, un’energia, una forza che in tanti non hanno. Tutto qui, anche se non è affatto poco.

mercoledì 14 dicembre 2011

Nemici

Ad un certo tipo di persone il nemico serve, in ufficio, nello sport, allo stadio, in discoteca, nella religione, al supermercato, con gli amici. Ad un certo tipo di persone il nemico serve per scaricare tutta la rabbia che ha dentro, appena ne trova uno è più tranquilla, si sente più sicura. Ha qualcuno con cui combattere, ha qualcuno a cui attribuire colpe in difesa delle proprie radici, della propria individualità, del proprio benessere.

Ieri i Rom, oggi i Senegalesi, domani gli arabi e poi ancora i cinesi, i meridionali, il capo, la scuocera... Il comune denominatore è la voglia, la ricerca di un nemico a cui attribuire tutto ciò che non va bene. L'arretratezza di una persona e di un paese, la sua ignoranza, si misurano anche nella sua incapacità ad estendere il concetto del “Noi.

In attesa della manovra definitiva, ecco le cinque cose a cui farei fatica a rinunciare:
1) Alcuni libri. Ci sono libri che mi hanno dato gioia, sollievo, che mi hanno aperto la mente o mi hanno salvato in alcuni momento bui.  A loro associo tanti diversi periodi della mia vita.
2) Lo scooter. Senza lo scooter mi sentirei perso, in gabbia. Mi regala un senso di libertà inspiegabile rispetto alla realtà. Comodo, veloce, assolutamente indispensabile in città e nel traffico.
3) Le tute e le scarpe da ginnastica. Fuori dall’ufficio non riesco ad indossare altro. Ne sono dipendente.
4) I dolci secchi e il cioccolato fondente. Dopo ogni pranzo o cena non riesco a rinunciare ad un dolcetto che sancisce la fine delle ostilità.
5) ll cellulare e internet. Mi piace parlare, rimanere in contatto con chi voglio e quando voglio, soprattutto adesso che ho meno tempo per farmi i cavoli miei e vedo meno gente. Non avrei mai pensato di godermi così tanto internet, così come non avrei mai pensato di avere un blog in cui scrivere quasi tutti i giorni.

martedì 13 dicembre 2011

A cosa potrei rinunciare?

A cosa potrei rinunciare? Questa è la domanda che mi impone il mio dna da formichina anni ‘70, dinnanzi ad ogni aumento evidente del costo della vita reso ancor più evidente dai media. Mi sento in dovere di riesaminare il bilancio personale e famigliare per verificare la possibilità di tagli, limature, riduzioni di spesa, in modo da mantenere i saldi invariati (volevo a tutti i costi usare anch'io l'espressione saldi invariati).

Ovviamente ora come ora, finanziaria dopo finanziaria, dove potevo limare ho già limato. Rimangono i viaggi, ma a quelli proprio non vorrei rinunciare. Quindi da questa tornata di aumenti, ne è uscito un giochino (assolutamente non nuovo) delle cinque cose (intese come oggetti) a cui potrei fare a meno e di quelle a cui farei molta fatica a rinunciare.

Ecco le cinque cose a cui potrei rinunciare:
1) L’auto, la uso tutti i giorni ma non amo particolarmente guidare e non mi rappresenta niente di più di un mezzo di trasposto. Se si potesse ne farei tranquillamente a meno.
2) I mobili in camere da letto. Concepisco la camera da letto solo come un luogo in cui dormire in alternativa al divano, per cui mi basterebbe una rete e un materasso. Per qualche anno infatti è stato così, poi le esigenze femminili hanno prevalso.
3) La videocamera. Se fare le foto non mi piace, fare i video è ancor più pesante. Lo faccio perché capisco che se non lo facessi me ne pentirei ma portare con me la videocamera è un supplizio. Limito l'utilizzo allo stretto indispensabile anche perché mi piace che alcuni ricordi rimangano solo nella mia mente e cambino con essa.
4) Tutti i soprammobili. Li vedo solo come oggetti inutili da spolverare e spostare periodicamente, la loro assenza non toglierebbe nulla al resto, anzi.
5) I libri che non mi hanno entusiasmato. Ci sono libri che ho letto e non mi sono piaciuti particolarmente, che non il coraggio di regalare o buttare, ma occupano spazio nella libreria accanto a quelli a cui non rinuncerei mai. Non lo trovo giusto, prima o poi ci sarà una drastica selezione.
Domani sarà la volta dei cinque oggetti a cui faticherei a rinunciare.

lunedì 12 dicembre 2011

Verginità

Di odiosi episodi di razzismo ne ho sentito parlare più volte, ma di questo approccio alla sessualità della figlia, che la porta a preferire il racconto di uno stupro piuttosto che confessare di aver perso la verginità con un ragazzo più grande, ancora no.

Non è mai solo quel natale

Costretti a rimanere tra le mura domestica per un fastidioso virus intestinale del piccolo, ne abbiamo approfittato per dar vita al primo presepe dell’era Luca (le casine sono ancora quelle di quando ero bambino realizzate da quel “genio” di mio babbo. La mia preferita, da sempre, e quella piccola, bianca e rossa, a destra della grotta). È stato un successo, anche se con lui tutto ha una durata molto limitata. E comunque l’entusiasmo di Luca per il natale (in particolare per l’albero) è straripante, contagioso. È capace di alzarsi e come prima cosa dire: “babbo c’è l’albero, guarda!”.

Grazie a lui ho riscoperto la magia del natale per un bimbo che rimane una cosa fantastica, da preservare e stimolare anche se va comunque guidata. L’idea di felicità dei bambini, per fortuna, prevede ancora molto entusiasmo e poca ambizione. E poi il natale con un bambino che scorazza per casa non è mai solo quel natale, racchiude tanti ricordi passati e tanti pensieri futuri e, a volte, alcune magie si ripropongo come di incanto.

Ho pensato che i miei quarantadue anni includono tutti gli altri: cioè io sono rimasto il bambino che dopo la scuola giocava tutto il giorno e adorava il natale, quel bravo ragazzo pieno di sani principi e idee molto lineari, quel venticinque/trentenne ubriaco di vita ma un po' malinconi che ha scoperto la meraviglia e la complessità del mondo nonostante la malattia del padre, quel trentacinquenne che ha deciso di metter su famiglia senza dimenticare di vivere anche il resto. Sono tutte queste età insieme, unite, fuse tra loro.

domenica 11 dicembre 2011

Esercizi spirituali

"Dedicare ogni giorno almeno un momento che può essere anche breve purché intenso. Ogni giorno un esercizio spirituale (inteso in senso molto ampio) da soli o in compagnia di chi vuole parimente migliorare."

"Per cambiare è necessario prima capire, spesso attraverso un processo doloroso di consapevolezza, chi siamo. Per fa questo è indispensabile avere un punto di riferimento sull'Altro, perché non è possibile comprendere la propria identità rimanendo all'inteno di un sistema autoreferenziale".

"Ogni giorno di più, sentiamo aumentare il disagio esistenziale e la sofferenza psichica che (così come ci ha insegnato la psicanalisi) tutto riguardi solo l'individuo e sia dovuto a remoti traumi infantili o conflitti personali. Ma siamo proprio sicuri che ciò non dipenda anche dalla nostra stessa visione del mondo, incentrata e dominata com'è dalla separazione tra io e  mondo esterno, tra il mio io e quello degli altri?" 

sabato 10 dicembre 2011

Pillole

Tu pensa che figata andare dallo psicologo per parlare solo della vita degli altri.

Della fine che faranno le provincie non si è ancora capito niente. È chiaro invece che per un po' dobbiamo pensare che è meglio una gallina domani piuttosto che un uovo oggi.

Quest’anno è in dubbio la tradizione sciata prenatalizia. In questi giorni il "no" o il "" che dico con maggior convinzione è quello che rivolgo alla cassiera del supermercato, quando mi chiede se ho la “tessere sconto” del negozio.

Quando cerco di mandare sms mentre il semaforo è rosso, è l'unica volta che li trovo tutti verdi. Invece quando è rosso ed arriva il verde e quelli davanti non se ne accorgono e devo suonare (piano), a darmi fastidio è l’idea che stia disturbando dei pensieri più belli dei miei.

Sta notte ho pensato che i guanti in plastica, usa e getta, usati al supermercato per comprare frutta e verdura, sono perfetti anche per raccogliere le centinaia di cacche prodotte dalla Cruma in giardino. Meglio tardi che mai.

Sono contento della qualificazione del Napoli in Champion. Anche perché sono sempre curioso di vedere quanta gente, durante i festeggiamenti, circola in moto e scooter, senza casco.

Luca sta ancora poco bene. Dopo aver visto e rivisto fino alla nausea “Spirit“, ”Il libro della giungla”, “Gli aristogatti”, “La carica dei 101”, per provare ad introdurre un graduale, quanto necessario cambiamento, ho scaricato “Biancaneve e i sette nani”, “Bianca e Bernie”, “Topolino”, Winnie Pooh”…

venerdì 9 dicembre 2011

Vacche e mondo perfetto

Dall’IMU prenderò una tranvata pazzesca, ma niente come i continui aumenti della benzina mi fanno “chiudere la vena”. Per riprendere la normale circolazione sanguigna, adotto questo stratagemma: penso ai miei amici argentini, alla angoscia che trasuda dai loro visi mentre mi raccontano le conseguenze del default del loro paese: perdita di tutti i risparmi, impossibilità di ritirare i solidi in banca, stipendi ridotti e/o congelati, inflazione mostruosa che li ha riportati per un po' al baratto, tanta depressione sociale e personale. Penso a quello che potrebbe accadere a tutti noi se fallissimo uscendo dall’euro, aiuta.

La manovra è criticabile ed è giusto criticarla, ma ciò che non capisco è come oggi, tanti esponenti politici di destra e di sinistra, che magari hanno anche governato, in questa fase si mettono a criticare asprammente il governo come se stessero perseguendo la realizzazione di un mondo perfetto

Non viviamo in un mondo perfetto purtroppo. Forse ci arriveremo ma per il momento siamo lontani. Per il momento, forse, conviene evitare il baratro, rinunciando ognuno ad una parte di mondo ideale, per poi cercare, possibilmente insieme, di migliorare. Ognuno è chiamato ad uscire dalla propria cameretta dove scrive il proprio diario dei sogni.

Ieri sera a “Servizio Pubblico”, Ferrero e Gasparri erano d’accordo sulle critiche (giuste) alla manovra e al sistema finanziario che ha contribuito a portarci sino a qui. Aldilà delle qualità morali e dell’onesta dei singoli (molto diverse), entrambi sono stati ministri della repubblica, entrambi hanno avuto la possibilità di cambiare le cose. Se i ragionamenti sui possibili rischi di fallimenti li faccio io, mi sembra impossibile che non li facciano anche loro.

Ad esempio, a me viene da vomitare al pensiero di dover lavorare fino a quasi settant’anni, ma come si fa a ritenere che non si debbano riformare le pensioni per far fronte ai cambiamenti sociali? Poi è ovvio che, purtroppo, i soldi li prendono sempre dalle stesse vacche perché sono tante. Ma bisogna anche ricordare, fino allo sfinimento, che in caso di fallimento molte di queste vacche farebbero una brutta fine.

giovedì 8 dicembre 2011

Anniversario

Oggi è l’anniversario del mio matrimonio (nonché del battesimo di Luca). Sono già passati sette anni ma questa è un’altra cosa. Fino a quando non mi sono sposato ho odiato il matrimonio. Solo l'amore, la pazienza, la comprensione di mia moglie mi hanno permesso di compiere il grande passo.

Poi, la festa di matrimonio è stata talmente bella (cerimonia in primis) che da quel giorno sono diventato un forte difensore della festa del matrimonio. Si perché il matrimonio prima di tutto è una festa con le persone a cui vuoi bene. E' una festa anche per chi è molto religioso.

Il matrimonio dovrebbe avvenire dopo almeno cinque anni di convivenza e quando tutti gli amici, o buona parte di essi, sono ormai amici della coppia. In questo modo non si creano gruppetti e la festa diventa unica. Come periodo dell'anno, a differenza di quel che si crede, è meglio l’inverno dell’estate: c'è più calore anche se fuori fa freddo, si è più raccolti, più brevi, con meno aspettative. E poi ci sono più mete per il viaggio di nozze.

Il matrimonio è anche un rito di passaggio fantastico. Dopo averli odiati ho rivalutato i riti e per questo sono stato contento di battezzare Luca il giorno del nostro anniversario. Se vissuti in modo non superficiale, creano spazio mentale e ti portano da un’altra parte rispetto a prima. Hanno una magia che vale la pena vivere, ognuno a suo modo. E oggi facciamo il primo albero di natale con Luca, altro rito.

mercoledì 7 dicembre 2011

Come sto

Anche oggi, semplicemente, mi viene da scrivere come sto. Magari non vi interessa, ma fa parte del patto di sincerità reciproca che rende un diario aperto, reale e credibile.

Ho lo stomaco in subbuglio e i muscoli tesi. Ho antenne in tutte le direzioni e una bussola emotiva che mi fa catturare segnali dovunque. Questo è allo stesso tempo motivo di sospensione e di grande creatività, di agitazione e di totale lucidità, di ansia e di serena introspezione.

Intanto ho avuto la visita posturale di controllo per verificare i risultati di tutta una serie di cambiamenti a cui mi sono sottoposto da quattro mesi a questa parte. Bene, le foto evidenziano un grande miglioramento. Appaio molto più dritto, quasi del tutto allineato nei due assi.

Non so se sia più il frutto della presa di coscienza del mio essere “storto” o di tutto ciò che ho fatto, e sto facendo, per ottenere questa nuova e migliore postura. Sicuramente dipenderà da entrambe le cose. E anche questa è una buona metafora della vita.

martedì 6 dicembre 2011

2037

Leggendo "LaStampa" ho appreso che, se tutto va bene, oggi come oggi, dovrei andare in pensione nel 2037. Pur essendo affetto dalla "sindrome del tempo che vola", mi ha molto impressionato. E' tra 26 anni, ne avrò 68. Accusato il colpo, dico che Monti ha fatto quello che avrebbero dovuto fare i partiti da dieci anni a questa parte, caricandosi di una responsabilità enorme.

La sua è una manovra politica, o meglio è il frutto della non politica di questi ultimi anni. In alcuni passaggi ovviamente poteva far di meglio (vedi contributi ai partiti, ici alla chiesa, tassa sui capitali scudati) ma la cosa più importante è salvare l’Italia e l’Europa. Purtroppo siamo arrivati a questo punto per colpa di tutti. Anche nostra che, bene o male, interessati o meno, abbiamo permesso che tutto questo accadesse.

La patrimoniale è una bella parola, ma in realtà non esistono patrimoni evidenti da tassare. Esistono solo scatole cinesi capaci da volatilizzarsi nel giro di poche settimane. La lotta all'evasione è una bella frase ma richiede anni per ottenere risultati. Noi invece dobbiamo dare risposte immediate e senza i soliti condoni è praticamente impossibile.

Io sono uno di quelli che pagherà molto di più per la seconda casa. La faccio breve: per Monti pago più volentieri che per gli altri. Non è un santo di certo, ma un po’ burbero, privo di aneddoti divertenti e demagogia, riesce, con le sue parole e i suoi modi, a calamitare in modo fisiologico il mio affetto, la mia stima con una semplicità disarmante. E comunque attendo sviluppi.

lunedì 5 dicembre 2011

Pausa

Oggi ho troppo cose in testa e una stronzata che ho fatto da digerire. Oggi non dico nulla. Non ho niente da dire. Si può anche dire che non ho niente da dire. Si può stare senza dire niente. Pausa dalle esposizioni, commenti, riflessioni, dai rischi di gaffe o prese di posizione.

sabato 3 dicembre 2011

La "storia" migliore

Finalmente e purtroppo, lunedì conosceremo nel dettaglio i contenuti della manovra Monti. Nel frattempo si moltiplicano le indiscrezioni, le ipotesi, i dibattiti, le opinioni, gli editoriali, i post, i commenti, le critiche, le riflessioni, i suggerimenti, i punti di vista divergenti e convergenti. Ascolto, leggo e mi sembra che tutti abbiamo ragione, almeno un po’. Ascolto, leggo e mi sembra che tutti abbiano torto, almeno un po’. Nel punto di vista di tutti vedo una buona dose di ragione e di torto. Ma nessuno mi convince appieno.

Allora ho pensato alcune cose e non so bene neppure se centrano qualcosa:
1) Alla fine contano sempre e solo le persone. In questo momento servono prima di tutto persone oneste e preparate, capaci e onesti servitori dello stato che sappiano unire i tanti interessi collettivi in una sintesi trasparente e tecnicamente accettabile per il paese.

2) Il nostro tipo di civiltà sceglie, valuta in base ad una personale visione del mondo anche in disprezzo della verità dei fatti. Questo atteggiamento ha invaso quasi tutte le zone del nostro vivere e del nostro scegliere. Per essere pratici, noi compriamo le scarpe da ginnastica o il pc principalmente non per le loro caratteristiche tecniche, ma per tutta una serie di valutazioni che hanno molto a che fare con una visione del mondo che quelle scarpe e quel pc incarnano. Allo stesso modo in politica valutiamo e decidiamo molto più in base a delle storie che ci piacciono, piuttosto che in base a motivazioni oggettive, soluzioni, ragionamenti, aspetti tecnici.

3) Tendenzialmente chi racconta la “storia” migliore prevale. Berlusconi offre una “storia”, così come Bersani, Bossi, Casini, Vendola, Di Pietro, Fini, Grillo, ma anche Obama propone una storia. Tutti raccontano “storie” in cui puoi rispecchiarti, dove c’è un prima e un dopo, un passato e un futuro, più o meno come fa Ikea con i mobili. Chi offre una idea di mondo meglio confezionata, più adatta a noi, prevalere sugli agli nel gradimento.

4) La “storia” che colpisce è in primo piano, la soluzione tecnica dei problemi sullo sfondo. Ormai ci siamo abituati ad avere politici che raccontano "storie" invece che spiegare soluzioni complesse dei problemi, così come i giornalisti raccontano storie invece che riportare semplicemente i fatti. Adesso forse bisogna tornare alle cose vere, reali, complesse.

venerdì 2 dicembre 2011

Cose che potrei fare prima di morire II

Cose che potrei fare prima di morire (parte seconda):
Fare all’amore come non ho mai fatto.
Essere presente il giorno in cui non si dovrà più decidere se votare a destra o a sinistra.
Sentirmi dire da Luca che non sono suo padre e reagire in modo da sentirmi ancor più suo padre
Guidare una macchina a idrogeno.
Tentare di fumare la pipa.
Impiantarmi una protesi che mi permetta di giocare ancora qualche mese in spiaggia per poi smettere perché non ne ho più voglia.
Rendere la casa autonoma dal punto di vista energetico.
Saldare.
Da vecchio, amare ancora mia moglie, aldilà di tutto.
Piantare un albero.
Dormire in uno slum o in un favela.
Scrivere un libro, magari un romanzo, e dipingere un quadro.
Cambiare tipo di lavoro e/o posto di lavoro e/o telelavorare.
Sperimentare ancora l’esperienza di un bidet con getto dal basso.
Ricevere tante belle domande che mi facciano sentire l’altro attento a me.
Travestirmi a carnevale.
Scendere in grotta.
Avere una nuova serata esclusiva con la zuppa inglese.
Sciare, nuotare e pisciare contro vento almeno una volta con Luca.
Farmi allungare i capelli per gestire creste più o meno importanti.
Laurearmi in lingue.
Rifare il bagno in mare nudo.
Smettere di rompere e/o perdere gli occhiali da sole.
Conoscere persone molto interessanti e parlarci per ore.
Stare qualche giorno al polo e nel deserto.
Piangere ad un concerto.
Partecipare ad un progetto di volontariato che mi soddisfi.
Essere finalmente in totale pace con i miei genitori.
Buttarmi col paracadute.
Sapere che qualcuno a messo il nome Paolo a suo figlio associandolo a me.
Leggere i miei post a distanza di anni e meravigliarmi.
Finalmente, fare il Cammino di Santiago per poi andare in bici, dopo un certo tempo, anche in Patagonia.
Avere contatti stabili con amici che vivono all’estero.
Vivere all’estero per un po’ e tornare con la mancanza dei miei posti.
Ascoltare una bella omelia.
Lasciare andare Luca per la sua strada aiutandolo a distanza e magari vederlo contento.
Accorgermi di voler ancora bene a gran parte di quelli a cui voglio bene ora.
Fare rafting.
Dedicare qualche giorno ad un ritiro spirituale in cui ascolto solo e non parlo con nessuno.
Ordinare i libri per data di lettura.
Mangiare tantissimo senza ingrassare perché sono estremamente sereno.
Non pensare troppo alla morte poco prima di morire perché penso ad altre cose che potrei fare prima di morire.

giovedì 1 dicembre 2011

Cose che potrei fare prima di morire

Cose che potrei fare prima di morire (parte prima):
Fare un viaggio io e Luca soli.
Abbracciare una suora.
Frequentare un corso di inglese all’estero, possibilmente in una bella città.
Assumere un incarico politico, molto temporaneo, di qualsiasi tipo, per il bene del paese.
Scrivere la sceneggiatura della mia vita.
Essere travolto da una passione travolgente sapendo che poi finisce.
Tornare in Argentina, Australia, India dopo aver visto altri luoghi in cui voglio tornare.
Ballare di brutto per alcune ore, sudato fradicio.
Godere, per un periodo abbastanza lungo, di ciò che ho senza sentire il bisogno di altro.
Parlare in pubblico per dire “le mie cose” senza fare una figura di merda.
Vivere qualche giorno in uno slum o in una favela.
Fare una crociera in barca a vela.
Tornare per più tempo in un orfanotrofio.
Riuscire a meditare, senza essere assalito dai pensieri, per almeno mezzora.
Essere il badante di qualcuno e permettergli di fare tanto di ciò che desidera.
Mandare molto a fanculo, per bene, tutti quelli che mi fanno incazzare e poi abbracciarli per volergli bene.
Innamorarmi di altri buoni amici o innamorarmi ancora di quelli vecchi.
Ritrovare la fede o perderla del tutto.
Riuscire ad andare a puttane almeno una volta.
Imparare a fare davvero bene un lavoro manuale.
Partecipare ad una festa a sorpresa organizzata da tanti ex-bambini che ho allenato.
Tenere la barba lunga per alcuni mesi.
Limonare duro per due o tre giorni a fila, con le opportune pause.
Imparare da mia mamma a fare la piadina romagnola con e senza strutto.
Partecipare ad un corso di recitazione e riuscire a piangere sul palco.
Avere mille contatti al giorno nel blog, smettere di scrivere, per poi riprendere da zero dopo qualche mese.
Rivedere una eclissi di sole e ridere a crepapelle come l’ultima volta che l’ho vista.
Dedicarmi finalmente ad apprendere lo yoga.
Subire pressioni per scrivere un articolo su un noto quotidiano nazionale.
Guardare un intero film fantasy.
Prendere con me un altro cane dopo la Cruma, andando al canile.
Allenare di nuovo gli adulti, almeno per un anno, e uscire a cena tutte le settimana con la squadra.
Arrivare a capire un minimo di musica classica e di rock duro.
segue domani...